Fassina scarica le sue ambiguità sulle primarie

Amministrative
Stefano Fassina, all'assemblea delle sigle sindacali della scuola al Pantheon, contro il ddl del governo Renzi, 15 maggio 2015 a Roma. ANSA/ MASSIMO PERCOSSI

Il centrosinistra e la competizione ai gazebo si costruiscono su regole e valori condivisi, nessuno ha mai preteso di imporre un programma prima di sapere chi vince

Attorno alla partecipazione o meno di Sinistra italiana alle primarie per la scelta del candidato a sindaco di Roma rimane un’ambiguità di fondo, che riguarda la funzione stessa delle primarie. Le quali sono, certamente, uno strumento di selezione della classe dirigente. Ma anche delle idee e delle proposte che questi dirigenti portano con sé, al netto di un quadro di principi, valori e regole condiviso da tutti, che consente poi di ritrovarsi insieme a sostenere il vincitore delle primarie nella competizione con i “veri” avversari.

Così, è buona norma fissare prima dell’avvio della campagna che porta ai gazebo proprio queste norme e questi valori (lo si è fatto sempre, dalle primarie nazionali del 2005 a quelle del 2012, e anche a Milano nelle settimane scorse), che vengono sottoscritti da tutti i candidati. Ma nessuno si sognerebbe mai di dettare a Sala, Balzani, Majorino o Iannetta alcuni punti dei rispettivi programmi, altrimenti la competizione si ridurrebbe solo alla scelta di una persona chiamata a mettere in pratica decisioni già prese.

Una pretesa che invece sembra avanzare Fassina, quando – nella lettera aperta inviata a Roberto Giachetti dal suo blog sull’Huffington Post – sostiene che “le primarie sono uno strumento utile a scegliere chi meglio interpreta lo stesso programma fondamentale. Non sono lo strumento per scegliere tra programmi alternativi”, giacché essa invece “avviene alle elezioni”. Secondo Fassina, quindi, Renzi e Bersani nel 2012 sarebbero stati interpreti dello stesso programma?

Se l’esponente di Si vuole confrontarsi in una competizione interna al centrosinistra, per portare una coalizione unita e più forte allo scontro con la destra e il M5S, metta le proprie energie e proposte a disposizione della coalizione e soprattutto degli elettori, che sceglieranno poi come meglio crederanno opportuno. Ma prima di tutto sciolga l’ambiguità: accetti l’invito del Pd – ma anche di ambienti interni alla stessa Sel – a partecipare alle primarie, oppure dica una volta per tutte che preferisce misurarsi in una corsa solitaria, ambiziosa quanto rischiosa per l’esito finale delle elezioni. Non ci faccia credere ancora che il centrosinistra si possa fondare sulla base dell’esistenza o meno di un’autostrada a pedaggio intrecciata alla Pontina.

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