Far ripartire il Partito Democratico dalle periferie e dai giovani

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4 settembre - Giovani democratici - Pd

Una breve riflessione di un giovane democratico

Le elezioni amministrative che hanno avuto il loro ultimo atto con i ballottaggi di domenica 19 Giugno hanno lanciato alcuni messaggi al centrosinistra,  e in particolare al Partito Democratico, che sarebbe miope non voler vedere. In particolare è netta la distanza che ci separa dalle periferie, sia nelle grandi città,  con i dati di Roma e Torino che parlano chiaro, dove i Cinque Stelle hanno fatto man bassa dei voti nelle zone periferiche e più difficili, sia nei territori, nelle realtà al voto più lontane dai centri di potere, dove il nostro partito si è trovato in grande difficoltà,  spesso, come forza di governo uscente.
A questo dato si unisce una forte disaffezione giovanile. Se i giovani che votano sono pochi, quelli che hanno dato fiducia ai nostri candidati sono ancora meno, certificando un problema di comunicazione con la nostra, la mia generazione,  di cui anche la giovanile del partito si deve fare carico.
L’idea che ho è che questi due tasti dolenti possano essere i punti da cui ripartire, investendo su una nuova classe dirigente, quella formata da under 30, amministratori e no, comunque impegnati nel Partito,  nei GD , nel mondo associativo, e farlo proprio nelle periferie, sia quelle cittadine che quelle territoriali, per recuperare un rapporto con i cittadini e le criticità di luoghi che troppo spesso sono accantonati e lasciati a sé stessi.
Questa è un’opportunità da non perdere: ripartire dalle criticità per rilanciare il Partito Democratico come forza rappresentativa e di governo degli ultimi, in territori sì periferici ma non per questo da snobbare, ma anzi da valorizzare e rilanciare per dare un segnale forte di cambiamento,  quello vero, quello più vicino ai cittadini.

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