Family Day, sbagliato negare i diritti degli altri. E Bagnasco non affonda il colpo

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E il cardinal Bagnasco non ne fa menzione davanti al Consiglio della Cei

“Sogniamo un Paese a dimensione familiare”, ha detto oggi il cardinal Bagnasco davanti al consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana. Il presidente della Cei non è entrato nel merito della discussione in corso sulla legge sulle unioni civili né ha menzionato il Family day ma è stato molto chiaro: “Ogni Stato assume doveri e oneri verso la famiglia fondata sul matrimonio, perché riconosce in lei non solo il proprio futuro ma anche la propria stabilità e prosperità”. E in Italia, in particolare, “i Padri costituenti ci hanno consegnato un tesoro preciso che tutti dobbiamo apprezzare e custodire”. “La famiglia è un fatto antropologico, non ideologico», ha aggiunto spiegando che spetta ai laici “di iscrivere la legge divina nella vita della città terrena. Assumano la propria responsabilità alla luce della sapienza cristiana e facendo attenzione rispettosa alla dottrina del Magistero”. È per questo che il cardinale auspica “che nella coscienza collettiva non venga mai meno l’identità propria e unica” dell’istituto familiare classico. Un discorso molto attento a non forzare in una fase delicata della discussione in seno alla Chiesa.

Parole importanti, che verranno passate al microscopio (cosa che qui non facciamo) nel momento in cui finalmente in Parlamento si è arrivati a calendarizzare nel Parlamento italiano la discussione sui diritti civili: unioni civili, stepchild adoption, eutanasia.

Temi che ricorrono ciclicamente e non smettono mai di creare tensioni e polemiche. C’è chi ancora dice, come Salvini, che bisognerebbe occuparsi di altro e chi invece crede che siano dei temi di fondamentale importanza tanto da scendere in piazza. La mobilitazione dell’ultimo weekend ha visto migliaia di persone ritrovarsi per rivendicare i propri diritti e il 30 si attende il ritrovo dei cattolici per l’appuntamento del Family Day a Roma.

Senza togliere niente alla libertà di manifestare le proprie idee, ci si chiede quale sia il motivo di tanta indignazione. Chi è sceso in piazza per lo #SvegliaItalia chiedeva che fossero tutelati  diritti delle coppie omosessuali. Che cosa vogliono invece i manifestanti del Family Day?

Le loro rivendicazioni sono la salvaguardia della famiglia tradizionale, quella cioè composta da madre, padre e figli, che potrebbe essere messa sotto attacco dalle “nuove famiglie”. In che modo? Non si sa. Sembra quindi che la loro voglia di scendere in piazza sia dettata dalla necessità di negare i diritti di altri piuttosto che rivendicare i propri, che però in alcun modo possono essere negati.

E’ una vecchia storia: inserire un “nuovo diritto” spaventa così tanto che si arriva a pensare che possano essere modificati anche i propri diritti acquisiti. Ma nessuno si sognerebbe mai di vietare, per legge, che la famiglia tradizionale sia sostituita nella nostra società. Non solo sarebbe irrealistico ma non ci sarebbe nessun motivo per farlo e né tanto meno per chiederlo.

Come, parallelamente, nessuno introduce nella nostra legislazione l’obbligo di eutanasia. Semmai si introduce la possibilità, per alcuni che si trovino in una particolare situazione, di poterla praticare. La stessa questione riguarda l’aborto, il divorzio e tutti i temi su cui i cattolici italiani sono più sensibili. Nessuno obbliga qualcun altro a mettere in pratica questi nuovi strumenti, semplicemente si inserisce la possibilità di utilizzarli, secondo necessità.

L’errore è quello di soffrire di etnocentrismo, cioè credere che il proprio modo di vedere il mondo sia il migliore possibile e quindi debba essere condiviso obbligatoriamente da tutti. In un Paese che si dichiara laico, questo non è più accettabile.

Senza scomodare gli altri Paesi europei, che sono evidentemente più avanzati di noi su questi temi, c’è una questione primaria che smentisce questa visione:  la realtà dei fatti.

Esistono già in Italia le coppie omosessuali, coppie che vivono insieme e si comportano proprio come le famiglie “tradizionali”. Esistono già i figli che hanno due mamme o due papà. Esistono anche persone malate che decidono di porre fine alle proprie sofferenze, ne esistono alcune che vanno addirittura all’estero per praticare la dolce morte. Negare la realtà dei fatti è semplicemente un nascondere la testa sotto la sabbia. O peggio, scendere in piazza per negare che, ciò che già esiste non rientri nel diritto italiano, è ipocrisia.

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