Fallita l’austerity europea, adesso puntare sul welfare

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Dietro i numeri ci deve essere la politica e una strategia di equità e di giustizia che parta dalla redistribuzione della ricchezza

Il calo dei disoccupati così come i dati relativi al Pil rappresentano senz’altro un segnale interessante. Per anni abbiamo invocato la crescita e l’uscita dalla crisi e quanto ci ha detto l’altro ieri l’Istat, se confermato nel tempo, dimostra che si può sperare in un’inversione di tendenza. Basta? Certo che no. Nessuno potrà mai sentirsi soddisfatto di vivere in un paese che ha una disoccupazione al 12% e quella giovanile oltre il 40%.

Queste percentuali devono migliorare così come devono migliorare quelle che riguardano il passaggio da contratti precari a rapporti di lavoro a tempo indeterminato. Ma i dati vanno letti per quello che sono. E oggi ci dicono che l’Italia si sta mettendo su una strada che passa necessariamente dal lavoro perché senza lavoro non c’è dignità, non c’è libertà e non c’è giustizia sociale. Lo sanno bene i pensionati italiani, che il lavoro se lo sono conquistato e che da tanto tempo si stanno facendo carico di figli e nipoti da anni inoccupati o che hanno perso il lavoro per colpa della crisi. Sono sicura che ieri i pensionati e gli anziani abbiano valutato con interesse i dati forniti dall’Istat, perché il lavoro è il futuro dei giovani e se le cose non cambiano in meglio anche loro continueranno a soffrire.

Si mettano l’anima in pace quelli che tifano per lo scontro tra le generazioni, quelli che ogni giorno pontificano contro gli anziani accusandoli di essere ladri del destino dei ragazzi. Chi sta oggi in pensione ha a cuore il proprio paese e con ansia aspetta che esca una volta per tutte dalla crisi. Parliamoci chiaro: se aumenta il lavoro è un bene anche per i pensionati. Primo perché vengono sollevati da quel ruolo di ammortizzatore sociale che con grande spirito di sacrificio hanno ricoperto in questi anni. Secondo perché in questo modo anche il sistema previdenziale sarà sostenibile nel tempo. E’ del tutto evidente infatti che se non c’è lavoro e la disoccupazione è alle stelle anche i pensionati rischiano di passarsela peggio un domani.

E’ per queste ragioni che penso che non ci sia miglior alleato dei lavoratori di chi oggi sta in pensione, con buona pace dei tanti “autorevoli” analisti palesemente in mala fede che ancora oggi sostengono il contrario. L’auspicio ora è che questa crescita possa consolidarsi. Occorrono investimenti e la strategia giusta. E’ una vita che il sindacato dei pensionati avanza alla politica le sue proposte sostenendo che sia fondamentale concentrare gli investimenti su un settore dalle grandi potenzialità di espansione come quello del welfare. Fermiamoci tutti un attimo a riflettere. Quanti benefici porterebbe al nostro paese un welfare migliore? Quanti posti di lavoro si potrebbero creare intervenendo sull’assistenza per le persone più esposte come gli anziani e i bambini? Le risposte le conosciamo tutti ed è per questo che non mi stancherò mai di dire a questo governo che il welfare può rappresentare davvero un’opportunità di ulteriore sviluppo e crescita.

Così come non mi stancherò mai di pensare che la riforma Monti-Fornero abbia fatto più male che bene al nostro paese. I suoi errori ormai sono sotto gli occhi di tutti. Adesso ci vuole il coraggio di intervenire e di correre ai ripari perché è impensabile che tutti indistintamente continuino a lavorare fino a 70 anni impedendo in questo modo ai giovani di entrare nel mondo del lavoro. Mi permetto di dare un consiglio al governo Renzi: affronti la questione una volta per tutte e lo faccia in modo giusto ed equo, anche aprendo finalmente un confronto con il sindacato ascoltando le proposte di merito avanzate da tempo. Capisco che c’è un problema di coperture ma non si riconduca il tutto ad un solo problema di contabilità.

Dietro ai numeri ci sono tante persone che si sono viste portare avanti nel tempo la tanto agognata pensione e che oggi si meritano risposte e certezze. Dietro i numeri ci sono i lavoratori che difendono il loro posto di lavoro e i loro diritti. Dietro i numeri c’è la lotta alla povertà. Dietro i numeri ci deve essere la politica e una strategia di equità e di giustizia che parta dalla redistribuzione della ricchezza. Negli ultimi venti anni tanti hanno sofferto e hanno dovuto subire cambiamenti negativi della propria condizione di vita. Per cui, oggi, non possiamo fare altro che il tifo a favore di tutto ciò che contribuisce ad uscire dalla crisi con meno povertà, meno precarietà, più certezze per tutti, siano essi giovani o anziani. Le fredde e burocratiche politiche di rigore e di austerità finora imposte da Bruxelles non hanno di certo aiutato. Anzi, il loro fallimento è evidente agli occhi di tutti. Per questo anche l’Europa non può soltanto dettare degli ordini ma deve predisporsi ad una strategia ove diritti, lavoro e protezione sociale siano la base da cui ripartire e i contenuti di una rinnovata Costituzione europea.

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