Faccio due conti: dov’è il mecenatismo sportivo di certi presidenti di società?

Calcio
calcio

Perdono soldi con le loro società di calcio e hanno investito altrove

Io amo i numeri. Ed amo anche il pallone.

Ma nonostante le maglie di calcio rechino dei numeri sulle spalle è ben facile spiegare che il calcio e i numeri fra loro non vadano d’accordo. Anzi, proprio non si sopportano, si odiano. Ed è così per tanti motivi. Ne accennerò qui soltanto uno, quello che attiene alla visione più romantica.

Giocare al calcio, pensare di calcio e tifare calcio sono attività sacrali. Cose che avvengono in un campo ove tutto è possibile, un luogo che segue dinamiche metafisiche. Uno spazio dove il dio pallone può tutto. Quindi vengono meno la fisica, la logica e ogni altra attività numericamente misurabile.

Vi faccio un esempio: oggi è stato presentato il report calcio della FIGC.

Da questo report si evince che il settore, nel suo intero, presenta una perdita netta di 526 milioni per la stagione 14/15 – (519 considerando i soli campionati professionistici).

Ma siccome io amo i numeri e sono dotato di buona memoria allora mi sono andato a recuperare i dati aggregati così come forniti dalle ultime 8 medesime pubblicazioni che mi permetto qui di riproporvi: stagione 07/08 perdita netta 261 mln stagione 08/09 perdita netta 340 stagione 09/10 perdita netta 347 stagione 10/11 perdita netta 430 stagione 11/12 perdita netta 388 stagione 12/13 perdita netta 202 stagione 13/14 perdita netta 317 stagione 14/15 perdita netta 519. Totale 2.804 milioni di euro.

Insomma negli ultimi 8 anni – gli stessi anni che hanno visto il Paese, il suo tessuto imprenditoriale ed industriale quasi accartocciarsi per colpa delle crisi economica – diciamo un centinaio di presidenti hanno dovuto rifondere di tasca propria quasi 3 miliardi di euro per alimentare una passione che, diversamente da altri Paesi è incapace di diventare business e produrre ricchezza.

Quindi io dovrei supporre che non pochi fra questi presidenti, che nel frattempo hanno ritirato investimenti potenzialmente produttivi di un utile (più certo) oltre che di lavoro nelle loro aziende, hanno contemporaneamente scelto di perdere danaro con le squadre di calcio di cui risultavano proprietari.

E io dovrei credere al loro mecenatismo sportivo. Che Paese meraviglioso.

Vedi anche

Altri articoli