Facciamo della cultura (e dell’agricoltura) un lavoro

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Per ripartire bisogna puntare sul nostro patrimonio culturale e sull’agroalimentare, due settori di eccellenza che possono dare ulteriore spinta al Paese

“Lavoro, lavoro, lavoro” con questa frase Stefano Bonaccini si era presentato alla presidenza della Regione Emilia Romagna: il nodo rimane sempre questo, produrre lavoro, in particolare per le nuove generazioni, andando a creare territori attrattivi per l’insediamento di nuove aziende e in dialogo con quanto già disponibile.

Ecco forse su questo ci si dovrebbe orientare, su quello che già c’è, per esempio il patrimonio culturale, per esempio la produzione agroalimentare. Su questi due punti si sono concentrate le ultime giornate del candidato sindaco del Partito Democratico al Comune di Ravenna Michele De Pascale, la città del Ravenna Festival e della tomba di Dante (che nel 2021 ricorderà i 700 anni dalla morte), la città della Domus dei Tappeti di Pietra, del Mausoleo di Teodorico, della Basilica di Sant’Apollinare in Classe e di molti altri monumenti.

Ce lo ricorda il Ministro Dario Franceschini ospite nei giorni scorsi proprio per parlare del binomio troppo spesso dimenticato turismo e cultura “L’Italia è il Ministero economico più importante del Paese”, difficile dargli torto, l’attrazione turistica è in grado di portare visitatori dall’Estero ma anche nel nostro stesso Paese (con dati finalmente in crescita anche in questo settore) ed è in grado di rilanciare le città valorizzandone le eccellenze, puntando sul rafforzamento formativo delle nuove generazioni in ottica occupazionale.

E così può fare l’agricoltura incentivando le vocazioni territoriali italiane ma soprattutto valorizzando e proteggendo i nostri prodotti d’eccellenza a livello europeo (così il Ministro Maurizio Martina, anche lui nei giorni scorsi a Ravenna) e ancora una volta favorendo il turismo ma anche l’immagine del nostro Paese. Il “problema” è quello di crederci, trovare una classe dirigente politica che vada in controtendenza rispetto a quanto è successo negli ultimi anni, dove risultava più conveniente abbandonare i terreni agricoli piuttosto che coltivarli, dove i tagli endemici alla cultura hanno minato in maniera sensibile molte realtà, dal sostegno ai giovani artisti, al sistema museale e bibliotecario: perdite endemiche spesso tamponate dall’ostinazione degli Amministratori locali e se a Ravenna De Pascale appare in grado di governare le sfide in ambito culturale, turistico ed economico che si potrà trovare davanti dopo le elezioni, a pochi chilometri di distanza il Sindaco di Lugo Davide Ranalli è già da qualche giorno salito alla ribalta per avere triplicato i fondi destinati alla Cultura in una terra che alla figura di Rossini deve molta della propria passione per la lirica.

Sembra possibile finalmente non considerare il fare cultura come qualcosa di inutile, dispendioso, effimero. E pare che qualcuno pensi di ripartire da qui per creare lavoro per le ultime generazioni. E succede in Italia, non all’estero. E pare che succeda davvero.

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