Errani, un violento attacco del Fatto alla magistratura che nemmeno Berlusconi

Il Fattone
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Per il giornale di Travaglio conta il fascicolo, non la sentenza

“Vasco Errani commissario alla ricostruzione – titola oggi il Fatto in prima pagina –. E’ stato assolto, ma è proprio il caso di nominare un ex governatore che finanziò la coop di suo fratello?”. Bella domanda.

Nel 2012 la Procura di Bologna accusa Errani, allora governatore dell’Emilia Romagna, di aver fornito informazioni fuorvianti al magistrato che indaga sui contributi concessi dalla Regione alla cooperativa “Terremerse”, presieduta in passato dal fratello Giovanni, anch’egli indagato.

L’8 novembre il Gup di Bologna assolve Errani e tutti gli altri imputati perché “il fatto non sussiste”. La Procura presenta ricorso, l’8 luglio 2014 Errani è condannato ad un anno di reclusione dalla Corte d’Appello e immediatamente si dimette.

Il 17 giugno dell’anno successivo si apre il processo in Cassazione. E’ lo stesso Procuratore generale a chiedere l’assoluzione dell’ex governatore, accusando i giudici dell’appello di aver “interpretato tutta la vicenda attribuendo a Errani un dolo che non c’è stato, determinando così un cortocircuito logico motivazionale” in assenza di “elementi probatori efficaci”. Passa un altro anno, e il 21 giugno 2016 Errani viene assolto definitivamente dalla Corte d’Appello di Bologna perché “il fatto non costituisce reato”.

Quattro anni di inchieste, processi, appelli e ricorsi per il Fatto non hanno dunque alcun significato.

Essere assolti per aver fatto una cosa del tutto legittima e legale non vuol dire nulla. Il verdetto della Cassazione è carta straccia. Quello della Corte d’Appello pure. Per il Fatto conta soltanto l’accusa iniziale: il dibattimento, le prove, la difesa, il giudizio finale semplicemente non esistono. I processi sono una colossale perdita di tempo, un indegno spreco di denaro pubblico, un inutile favore ai criminali. A che serve infatti una sentenza, quando c’è già tutto nel fascicolo che apre le indagini?

Un attacco così violento alla magistratura non s’era mai visto. Neppure il Berlusconi dei tempi migliori si era permesso di denigrare a tal punto e con tale sistematicità l’intero ordinamento giudiziario italiano, su su fino alla Cassazione.

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