Ecco un piano credibile per i più poveri, altro che reddito di cittadinanza

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È iniziata alla Camera la discussione del ddl Povertà

Dopo un proficuo lavoro della Commissioni Lavoro e Affari sociali della Camera, è iniziata la discussione in aula del c.d. Ddl Povertà, la legge delega che introduce in Italia una misura strutturale di contrasto alla povertà, avviando un percorso che può riportare finalmente il nostro Paese in linea con l’Europa.

Tutti i Paesi, infatti, hanno una misura di questo tipo. Bisogna evitare di confondere il reddito minimo con il reddito di cittadinanza, che invece è un reddito di importo uguale per tutti, poveri e ricchi, senza richiesta di impegni, che non ha applicazione concreta in nessuna parte del mondo. Un’ipotesi mai esplorata, che porrebbe problemi etici e di compatibilità costituzionale.

Lo stesso M5S ammette che per poter attuare il suo «modello ideale» di un reddito universale, individuale e incondizionato, sarebbe necessaria una radicale riforma dell’ordinamento tributario e del sistema sociale, e pertanto propone una misura di reddito minimo, seppur con un impianto molto diverso da quello delineato dal Ddl, a cominciare dalla scelta della soglia di povertà, molto più alta anche rispetto alla media delle misure dei paesi europei.

Noi pensiamo invece che si debba far tesoro del lavoro di tanti esperti del settore, dell’esperienza degli altri Paesi e della situazione italiana, dove la politica di contrasto alla povertà a livello nazionale ha sempre avuto un approccio categoriale, mentre la politica del «minimo vitale», cioè rivolta a tutti, è stata delegata agli Enti Locali, che hanno fatto fronte al compito nei modi più diversi, creando una situazione di inaccettabile disparità tra un territorio e l’altro. Non si può prescindere dall’interazione con questo quadro, perciò abbiamo avviato un percorso con l’istituzione nella legge di stabilità 2016 di un apposito Fondo strutturale, dotato di 600 milioni per l’anno in corso e 1 miliardo di euro a partire dal 2017. La priorità è assegnata ai nuclei familiari con figli minori o con disabilità grave o con donne in stato di gravidanza accertata o con persone con più di 55 anni di età in stato di disoccupazione.

Il Ddl però delinea chiaramente una misura che, con il graduale incremento del Fondo, mira a coprire tutte le persone che si trovano in povertà assoluta, definita come l’impossibilità di disporre dell’insieme dei beni e dei servizi necessari a condurre un livello di vita dignitoso, superando ogni riferimento categoriale. La nuova misura avrà un sussidio economico e un progetto personalizzato di attivazione realizzato dalle équipe multidisciplinari costituite dai Comuni uniti negli ambiti sociosanitari in rete con tutti i servizi del territorio: un impianto già previsto dalla legge 328/00, che si vuole rafforzare con norme per favorire la gestione associata dei Comuni. Certo, non siamo al traguardo.

Ma dopo tanti anni di noncuranza di governi che hanno portato i fondi destinati alle politiche sociali quasi all’azzeramento, oggi, oltre all’incremento degli stanziamenti, riprendiamo una strada a lungo interrotta che ci può riportare a quella visione solidale fondativa del modello sociale europeo, di cui dobbiamo andare fieri.

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