Ecco qual è il vero combinato disposto della riforma costituzionale

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Dove sono i rischi autoritari? Dove è la confusione? Ai cittadini l’ardua sentenza

Gli articoli che vengono cambiati nella Riforma sono 47, anche se 17 riguardano cambiamenti consequenziali, come ad esempio togliere il termine provincia o il termine senato. Nei 30 rimanenti ci sono argomenti importanti come l’elezione del Presidente della Repubblica, il voto a data certa per i punti fondamentali del programma di governo, il controllo preventivo della Corte Costituzionale sulle leggi elettorali, il potenziamento degli istituti di democrazia diretta ed altro ancora. Ma gli articoli fondamentali sono l’art.70 e l’art. 117. Potremmo dire che il vero combinato disposto della Riforma è quello tra l’art 70 sul procedimento legislativo e il 117 sulle competenze di Stato e regioni.

L’attuale art. 70 è molto breve e chiaro: “La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere”. Tanto semplice nella forma quanto problematico nella pratica, perché due camere con gli stessi compiti, spesso non si sono migliorate a vicenda, ma  aggrovigliate. Pensiamo ai rimpalli a suon di emendamenti sulle leggi di bilancio che non sempre mettevano davanti l’interesse nazionale alle clientele localistiche, oppure ai tempi della legge sul divorzio breve (328 giorni) e a quelli della legge sull’usura (1021 giorni), da quando sono state presentate in Parlamento. Il nuovo articolo 70, al comma 3, prevede che, da quando verranno presentate in Parlamento, le leggi a prevalenza della Camera (che saranno più o meno il 95% del totale), dovranno, se il Senato entro 10 giorni lo riterrà, attendere per 30 giorni le proposte di modifica, non vincolanti, e, immediatamente dopo (quindi massimo dopo 40 giorni), la Camera delibererà in via definitiva. Il comma 5 dello stesso articolo prevede che per le leggi di bilancio e di stabilità ci sia un passaggio automatico al Senato che si deve pronunciare in tempi più brevi, entro 15 giorni. Questo è il primo tipo di procedimento legislativo.

Una variante di questo primo tipo di procedimento è rappresentata da quanto previsto dal comma 4 dell’art. 70, quando lo stato si sostituisce per motivazioni di interesse nazionale, alla potestà legislativa delle regioni per le (come previsto dall’art 117 comma 4), in quel caso se il Senato, che si deve esprimere entro 10 giorni dall’automatica trasmissione, si esprime con la maggioranza assoluta (la metà più uno degli aventi diritto al voto), anche la Camera deve approvare, in via definitiva con la stessa maggioranza. Insomma si prevede una maggior forza per il Senato nel procedimento, in ragione del fatto che le Regioni possono essere private di propri poteri.

Il secondo procedimento legislativo previsto dall’articolo 70, al comma 1, è quello bicamerale. Funziona come per le attuali Camere, deve avere un’identica votazione in entrambe, ma riguarda solo un numero limitato di competenze legislative, quelle che giustificano il ruolo del Senato come rappresentate delle istituzioni territoriali. Mi riferisco alle leggi sull’ordinamento degli enti locali e di principio sull’associazionismo dei comuni. Inoltre rientrano in questo procedimento anche le leggi costituzionali e di ratifica dei trattati dell’Unione Europea. L’articolo 70 è stato criticato perché troppo lungo e di difficile lettura, questo perché ci sono rimandi ad altri articoli della Costituzione, ma è preciso nelle distinzioni ed in stretto raccordo con l’articolo 117.

Secondo il nuovo art 117, le materie esclusive dello Stato sono ampliate, infatti, oltre a quelle già presenti come la politica estera, la difesa e le forze armate, l’ordine pubblico e la moneta, ne vengono aggiunte molte altre, tra le quali possiamo ricordare: il coordinamento della finanza pubblica, le disposizioni generali e comuni per la tutela della salute, per le politiche sociali e per la sicurezza alimentare, il commercio con l’estero e il turismo, paesaggio e il governo del territorio, il trasporto, l’energia e le infrastrutture strategiche. Viene eliminata la legislazione concorrente, dove intervenivano sia lo Stato che le regioni. Quest’ultima rappresenta, nel 2015, più del 40% dei pronunciamenti della Corte Costituzionale e ha bloccato, dal 2001 in poi, il paese su questioni importantissime. Alla fine del comma 3 del 117, è previsto che tutto quello che non è espressamente riservato alla competenza esclusiva dello Stato spetta alla legislazione delle regioni.

Se l’articolo 70 declina il superamento del bicameralismo paritario, con la prevalenza della Camera, che, oltretutto, conferisce anche la fiducia al Governo, l’art. 117 è quello che ridefinisce i rapporti di forza tra Stato e regioni potenziando la facoltà legislativa dello Stato.

Ma un bilanciamento a favore delle Regioni esiste per il fatto che il Senato, diversamente da oggi, con la Riforma, rappresenta direttamente le istituzioni territoriali. Inoltre tra le materie bicamerali, previste dall’articolo 70 comma 1, ci sono anche quelle dell’articolo 116 comma 3, secondo il quale possono essere restituite alle regioni in equilibrio di bilancio, importanti materie come le disposizioni generali e comuni per le politiche sociali, le politiche attive del lavoro, l’istruzione e formazione professionale, il commercio con l’estero e il governo del territorio.

Dove sono i rischi autoritari? Dove è la confusione? Ai cittadini l’ardua sentenza.

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