Ecco perché la firma digitale è una rivoluzione

Innovazione
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Dal primo luglio entra in vigore la nuova normativa europea

Dal 1 luglio 2016 va in vigore in tutti gli Stati membri il Regolamento UE in materia di identificazione elettronica e servizi fiduciari per le transazioni elettroniche (regolamento eIDAS). Un Regolamento europeo è una norma direttamente applicabile senza necessità di ulteriori passaggi a livello dei singoli Stati membri, garantendo una uniformità di applicazione in tutto il territorio dell’Unione.

La nuova normativa si occupa, sia nel pubblico che nel privato, di identità, firme, sigilli, validazioni temporali e documenti elettronici, servizi di recapito elettronico, servizi di autenticazione e certificazione dei siti web e più in generale di tutti i servizi digitali in cui è essenziale la fiducia nella controparte.

L’Italia dispone già di un quadro normativo avanzato in questo settore.

A gennaio 2015 è entrato in vigore il provvedimento sul documento informatico, l’ultimo degli interventi previsti per completare il quadro normativo necessario alla piena attuazione del Codice dell’amministrazione digitale ed è ora possibile la gestione totalmente dematerializzata dei documenti sin dalla fase della loro generazione.

Un’innovazione fondamentale, che ho sostenuto con convinzione già dal 2013, avendo seguito con impegno e costanza l’iter dei lavori sulle norme per la firma digitale.

Una vera e propria rivoluzione per lo sviluppo digitale del nostro Paese, che permette di garantire trasparenza e rafforzare il rapporto fiduciario fra cittadini, imprese ed istituzioni e porta significativi benefici in termini di tempo risparmiato e riduzione dei costi delle procedure.

Secondo una stima dell’Osservatorio Fatturazione Elettronica e Dematerializzazione del Politecnico di Milano, la digitalizzazione delle procedure consentirà di risparmiare circa 200 miliardi di euro l’anno. Con riferimento alla sola PA, il risparmio stimato è di 43 miliardi di euro l'anno: 4 miliardi di risparmi sui prezzi di acquisto e sui costi di processo negli approvvigionamenti della PA; 15 miliardi in aumenti di produttività del personale; e, infine, 24 miliardi di risparmi sui “costi di relazione” tra PA e imprese, grazie a uno snellimento della burocrazia.

Risparmio quindi, ma anche benefici in termini di riduzione dell’impatto ambientale di queste attività. Già ora, infatti, possiamo fare a meno di tonnellate di carta e del consumo di toner inquinanti ed energia elettrica, resi innecessari dalla dematerializzazione dei documenti.

Ma il potenziamento e la diffusione dei sistemi di identificazione digitale sono anche, è importante sottolinearlo, un’opportunità per mettere a punto strumenti alternativi di firma per coloro che, affetti ad esempio da disabilità motoria, non possono sottoscrivere i documenti di proprio pugno, con significative conseguenze positive in termini di autonomia e tutela della privacy.

Un’opportunità che, come ribadito recentemente dal Sottosegretario Rughetti, potrà essere colta nell’ ambito dei decreti attuativi relativi alla Legge Madia di riorganizzazione della Pubblica amministrazione, approvata lo scorso agosto.

In base alle deleghe approvate, infatti, il Governo è chiamato ad introdurre misure per la concreta realizzazione della cosiddetta Carta della Cittadinanza Digitale. Entro i termini previsti dovranno quindi essere identificate, elaborate e potenziate misure per garantire ai cittadini e alle imprese, il diritto di accedere a tutti i dati, i documenti e i servizi di loro interesse in modalità digitale, nonché misure specifiche per semplificare e garantire l’accesso ai servizi alla persona, riducendo la necessità dell’accesso fisico agli uffici pubblici.

Ricordiamo, ad esempio, che specifiche soluzioni sono già state previste per quanto riguarda, ad esempio, i cosiddetti utenti non tecnologici. Nell’ambito della firma elettronica avanzata è prevista, infatti, la firma grafometrica, che supera l’ostacolo replicando esattamente il processo tradizionale.

Il provvedimento permette di adottare a livello europeo un quadro tecnico-giuridico unico omogeneo in ambito di firme, sigilli e documenti elettronici, per i servizi di raccomandata e per i servizi di certificazione per Autenticazione web. In questo modo saranno facilitate le transazioni transnazionali, ma anche la diffusione di questi strumenti in ambiti dove la firma digitale ha stentato a decollare. Infatti, fino ad oggi, la firma elettronica è stata impiegata a livello nazionale quasi totalmente nel settore pubblico, mentre in ambito privato l’utilizzo è ancora estremamente limitato, circoscritto prevalentemente alla firma di contratti in ambito bancario e assicurativo.

Sicurezza, certezza giuridica, affidabilità, facile impiego, riservatezza e regole comuni sono requisiti fondamentali e necessari nelle transazioni elettroniche tra imprese, pubbliche amministrazioni, professionisti e cittadini. Considerato il quadro normativo di cui dispone l’Italia e il Sistema Pubblico di Identità Digitale (SPID) già introdotto, il nostro Paese dispone di strumenti adeguati per cogliere al meglio le nuove prospettive che si apriranno da domani.

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