Ecco perché la lettera di Spataro a Staino è un arrampicarsi sugli specchi

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Il nostro populismo è frutto delle politiche sostenute da chi oggi dice No

Caro Direttore,

ho letto la lettera di Pietro Spataro che ti ha indirizzato, con la quale commenta il tuo fondo dopo le tremende elezioni presidenziali in USA che hanno visto trionfare Donald Trump spinto da un vento antisistema che fa scorrere vento freddo sulle schiene di chi riesce ancora a riflettere sul domani e su quello che potremmo lasciare ai nostri nipoti anche qui da noi in Italia. Il tentativo di Spataro nel sostenere le sue ragioni del voto negativo al prossimo referendum sono un arrampicarsi sugli specchi fino a rigarli tutti ma non riuscendo a convincermi con la mia stessa storia di ricordo berlingueriano e fondata sulle tesi del grande Antonio Gramsci. Quello che è evidente è la brutta personalizzazione del voto, che proprio a partire da Renzi ne è stata fatta, con in più quello scontro continuo, sempre sostenuto da Renzi, tra vecchio e nuovo e dove nuovo naturalmente è lui. Confesso che se ascoltassi soltanto Renzi avrei tante difficoltà a votare SI, ma proprio la storia politica che mi ha aiutato a crescere, almeno un pochino, mi insegna a non fermarmi alla superficie delle apparenze.

Spataro però non può nascondersi dietro un piccolo dito, la sua storia dovrebbe consegnargli una maggiore capacità di scernimento e di razionalità nel giudicare le cose ed allora potrebbe scoprire che proprio quella sinistra berlingueriana aveva già nel suo DNA la volontà di superare il bicameralismo e fare il Senato delle regioni. Le situazioni di allora non hanno consentito questa strada, proprio perché la politica (se quella seria è l’arte del possibile), quindi allora era possibile solo fare quello che avevamo, dai padri costituenti ad oggi. Anche il fallimento della bicamerale di D’Alema è frutto della situazione che al momento stava vivendo la politica italiana.

La riforma che abbiamo è quella che la politica di oggi e il Parlamento di oggi, hanno consentito. Poteva essere migliore? Certamente si. Spataro dice che non tiene conto del combinato con l’Italicum, sbaglia anche qui, perché questo conta e il bel lavoro fatto da Cuperlo ha consentito di scrivere una pagina modificata e che potrà eliminare tante brutture contenute in quella legge elettorale. Ho fiducia che, dal Pd, sarà rispettato l’impegno di modifica della legge, se non l’avessi getterei alle ortiche un fondamento della cultura della sinistra: la fiducia tra compagni. Si può dire quello che vogliamo ma con la riforma i senatori da 315 diventano 95 più 5 senatori a vita; non avranno indennità di nessun tipo, manterranno l’indennità del proprio consiglio regionale, quindi si risparmieranno molti soldi; l’iter delle leggi sarà più breve e non giochiamo sul fatto che maggioranze diverse potranno richiamare tutte le leggi quindi non avremo iter più breve. Questa è la democrazia, sarà quello che i cittadini vorranno con il proprio voto. Il problema vero caro Spataro è che il governo Renzi è sicuramente il migliore di qualsiasi altro governo di centro destra, i vent’anni di Berlusconi lo dimostrano chiaramente. Le alternative non ci sono neanche a sinistra, ed è proprio per questo che l’amico e compagno Staino ci richiama alla realtà per evitare di consegnare anche la nostra Italia al populismo che avanza con forza nel mondo.

Una lezione politica e di stile l’ha data proprio Gianni Cuperlo, con la sua scelta consapevole e molto responsabile, mentre trovo patetiche le motivazioni fatte da Bersani che come quelle di Spataro, non vogliono tenere conto che il populismo che abbiamo anche in Italia è frutto di anni di politiche sbagliate che sono state sostenute da molti di quelli che oggi sono nel fronte del NO.

E quello che si gioca il quattro dicembre è il futuro della politica del Pd, che deve cambiare, la politica non deve occupare le istituzioni, per prima cosa non più segretario premier ma la costruzione di una strada nuova, ancora piena di ciottoli, ma sicuramente nella scia del cambiamento che la sinistra ha sempre sostenuto e che dobbiamo smetterla di farci male da soli, il mondo e la politica possono cambiare e camminare se tutti insieme portiamo acqua al mulino che produce, se smettiamo una buona volta di pensare che le nostre idee sono le migliori. Il dubbio deve essere sempre la vera forza di una concezione della politica moderna e responsabile. Il concetto di egemonia in Gramsci era chiaro, quando sosteneva che la classe operaia potrà diventare classe dirigente quando riuscirà a spostare al proprio fianco i sostenitori dei suoi avversari.

Per favore ci dicano Spataro, Bersani e gli altri, proprio in omaggio reverenziale a Gramsci, quanti tra i loro compagni di viaggio pensano di averli spostati al proprio fianco per costruire quelle politiche che possono far grande il centro sinistra contro i populismi? Per un’Italia diversa e migliore se saremo uniti.

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