Ecco perché col No Berlusconi rientrerebbe in gioco (e infatti va da Mattarella)

Il Noista
Silvio Berlusconi parla al telefono mentre sale in auto dalla sua abitazione nel centro di Milano in una foto d'archivio.
ANSA/ DANIEL DAL ZENNARO

L’ex Cavaliere punta a una legge proporzionale che lo rimetterebbe in gioco

Silvio Berlusconi non sa ancora come voterà il 4 dicembre, ma sa benissimo che cosa succederà il 5 in caso di vittoria del No: tornerà a sedersi al tavolo da gioco della politica romana, e da protagonista.

E’ per prepararsi a questa nuova, insperata occasione che il Cavaliere ieri è salito al Quirinale per incontrare finalmente a tu per tu il Capo dello Stato.

Com’è noto, proprio l’elezione di Mattarella segnò la fine del cosiddetto “patto del Nazareno”, cioè dell’impegno a definire insieme il nuovo assetto istituzionale del Paese: Berlusconi si arrabbiò per non essere stato coinvolto e cominciò a votare contro la riforma che aveva contribuito a scrivere.

Ieri al Colle si è discusso – citiamo dal Giornale – del “dopo-referendum”, cioè di che cosa succederà in caso di vittoria del No. I quotidiani riportano un paio di frasi illuminanti attribuite al leader di Forza Italia: “Saremo una forza responsabile e se vincesse il No non chiederemo automaticamente le dimissioni del governo”, “Se necessario darò un contributo subito dopo il 4 dicembre almeno alla modifica della legge elettorale”. Parole sagge, responsabili, equilibrate: che tuttavia meritano di essere sottolineate perché rivelano la vera posta in gioco del referendum, almeno dal punto di vista di Arcore: tornare protagonisti della scena in un contesto sostanzialmente neoconsociativo.

Berlusconi è già entrato due volte in maggioranza dall’inizio della legislatura: dapprima organicamente con il governo Letta, che appoggiò fino alla condanna in Cassazione; poi, indirettamente, con il governo Renzi in virtù dell’accordo sulle riforme, che stracciò il giorno dell’elezione di Mattarella. Ora l’occasione si ripresenta, e il Cavaliere si prepara a coglierla a modo suo.

Ma c’è qualcosa di più, qualcosa che guarda molto oltre il 4 dicembre.

In ballo infatti non c’è tanto il governo – Renzi potrebbe anche restare a palazzo Chigi, per quel che ne sappiamo – quanto la nuova legge elettorale: che Berlusconi ha già detto di volere proporzionale, in sostanziale accordo con il Movimento 5 stelle e con la minoranza del Pd.

Il ritorno del proporzionale è la vera posta del referendum, e per Forza Italia è l’occasione per rientrare organicamente nella maggioranza di governo per molti anni a venire, senza la fatica di dover vincere le elezioni.

Non è esatto, dunque, sostenere che con la vittoria del No non cambia niente. Qualcosa di molto significativo potrebbe cambiare per tutti: non più la democrazia dell’alternanza, ma un sistema politico bloccato dove al governo ci sono sempre gli stessi (il Pd, Forza Italia e la galassia centrista) mentre all’opposizione urlano e imprecano i grillini, Salvini e la sinistra radicale.

Non proprio un progresso, ecco.

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