Ecco il vero Renzi all’altezza della complicata situazione politica

Governo
Il presidente del Consiglio Matteo Renzi alla Camera durante le comunicazioni in vista del Consiglio Europeo di giovedì 17 e venerdì 18 dicembre. Roma 16 dicembre 2015. ANSA/ANGELO CARCONI

Quello di ieri non mi è sembrato un discorso da ultima ratio contro una dittatura incombente, niente affatto

La faccenda che si è svolta ieri alla camera quando le “opposizioni” si sono alzate e se ne sono andate è uno spettacolo indecente. Lo è perché sia l’estrema destra sia l’estrema sinistra si sono ritrovate, con parole falsamente drammatiche, a manifestare l’estremo tentativo di salvare la democrazia di questo nostro paese. Ho sentito tutto il discorso di Renzi e l’ho trovato molto bello; denso di argomentazioni e di passaggi da lui trattati con abilità politica ed esperienza istituzionale. Mi ero quasi abituato a vederlo raffigurato, nelle varie trasmissioni televisive, come uno che non sapeva dire altro che frasi tronche e battute accompagnate da smorfie e versi strani.

E invece ecco il vero Renzi all’altezza della difficile situazione politica in cui i media e i numerosi partiti stanno cercando di infilare ancora una volta il paese. Sì, mi è proprio piaciuto il discorso di Renzi perchè ha ribattuto punto per punto alle critiche sollevate nel corso del tempo da più parti. Non mi è sembrato un discorso da ultima ratio contro una dittatura incombente, niente affatto. Allora mi sono fatto qualche domanda sullo stato della nostra democrazia.

Visto che non siamo certo sull’orlo del precipizio totalitario che senso acquista l’atto simbolico di uscire dall’aula deputata all’esercizio della democrazia? Contro il governo? Bene allora si scenda in piazza e si manifesti sul serio e non ridendo alle battute di un Crozza amico di un Grillo. Contro Renzi? Il cosidetto ragazzo di Rignano sull’Arno? Bene allora si cerchi all’interno della maggioranza un altro leader che faccia meglio di lui le cose che devono essere fatte, quelle necessarie. Sono vecchio e voglio vederle finite quelle opere. Oppure, eccoci alla domanda più importante, si tenta, ancora una volta, di lasciare tutto com’è ora e com’è sempre stato e così, dando fiato alle solite critiche e ai soliti distinguo, mantenersi in vita.
Così poi ci sarà sempre chi si oppone a chi fa, perché non fa nel modo giusto, e chi si oppone, gli stessi, a chi non fa perché bisognerebbe fare. Allora lo scopo dell’uscita dal Parlamento appare chiaro: tenere in vita una classe politica che gioca a ping pong fra Camera e Senato (nei doppi  passaggi delle leggi si possono nascondere molte cose), e un pubblica amministrazione che lavora, sento dalle parti di Roma, tre o quattro ore al giorno, mentre le altre le passa a fare altre cose. Forse sto diventando un totalitario. Leggo tuttavia sempre l’Unità; da quando si diceva che era il verbo della verità contro le falsità del governo e ora che dice la verità contro le falsità dell’opposizione.

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