Ecco il neoassessore al Bilancio di Roma, l’uomo dello “sprid”

Il Fattone
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Ma Il giornale di Travaglio, pietosamente, ne sbianchetta la biografia

Il Fatto intervista oggi in esclusiva Raffaele De Dominicis, neoassessore al Bilancio del Comune di Roma. “La festa è finita: o lavorano o li caccio immediatamente”, tuona il neoassessore. Giusto.

E dei “bilanci di una città che ha un debito di 13 miliardi”, chiede l’intervistatore, che cosa intende fare? “Il punto è un altro – risponde il neoassessore –. Per un’amministrazione come quella della capitale d’Italia la lettura dei bilanci non vuol dire nulla”. Apperò.

“Ciò che conta – prosegue – è la capacità dei tecnici di fare un corretto uso del bilancio”. Che significa? Boh.

De Dominicis, spiega il Fatto ai suoi lettori, è stato procuratore generale della Corte dei Conti del Lazio e “ha guidato la magistratura contabile mentre indagava sui danni erariali di Mafia Capitale ma anche della Metro C”. Un eroe, insomma.

Ma della biografia del neoassessore il Fatto sbadatamente dimentica un passaggio essenziale, che siamo in grado di ricostruire grazie a Mario Seminerio, economista puntuto e prestigioso collaboratore del medesimo Fatto.

“Poiché ogni giorno ha la sua farsa – scriveva Seminerio il 5 febbraio 2014 – oggi dobbiamo occuparci dell’iniziativa della Corte dei conti italiana, che ha notificato alle agenzie di rating che sta indagando su di loro per ingiusto declassamento dell’Italia nel 2011 e 2012, ipotizzando un danno erariale superiore a 117 miliardi di euro. Per non farci mancare nulla, s’intende”.

Protagonista della strampalata iniziativa è il nostro De Dominicis, che l’indomani in un’intervista al Corriere precisa che i miliardi richiesti alle agenzie di rating sono molti di più: 351, per l’esattezza.

“Leggendo l’intervista, si trasecola – commenta Seminerio –. Deve certamente essere uno scherzo di Carnevale, un complotto ai danni di De Dominicis medesimo”. Seminerio riporta l’incipit della conversazione: “ ‘Guardi che se lo sprid sta calando…’. Lo spread, intende. ‘Sì, insomma, se scende è perché dopo che noi ci siamo mossi quelli si sono dati una calmata con i down ground’. I downgrade. ‘Ecco, quelli. E poi anche Obama li ha chiamati a rispondere. Voglio dire: se non avessi lanciato il mio sasso nello stagno non sarebbe mica successo. Non le pare?’”

Seminerio impallidisce, cita qualche altro strampalato passaggio dell’intervista, riporta la solenne promessa del magistrato (“Io in politica? Scherza? Non accetterei mai”) e poi conclude sarcasticamente: “Purtroppo per l’Italia, De Dominicis non entrerà in politica”.

E invece c’è entrato, purtroppo per Roma: ma il Fatto, pietosamente e saggiamente, preferisce sbianchettarne la biografia.

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