Ecco dove e a chi ridurre le tasse

Tasse
L'ufficio dell' agenzia delle entrate a Pontedera, 4 maggio 2012. 
ANSA/STRINGER

Vi sono almeno tre buoni motivi per un intervento strutturale sull’Irpef

Tagliare le tasse e forse un po’ come andare in palestra. Vai, ti alleni, fatichi, ma ti sembra di non fare mai abbastanza. Solo dopo un po’ di tempo la gente comincia a dirti “però, si vede che sei dimagrito!”. Ma tu sono mesi che sudi, senza che nessuno te lo riconosca. Nessun osservatore onesto può negare la riduzione di pressione fiscale messa in atto dal Governo Renzi negli ultimi due anni. Alcune imposte non esistono più (Imu agricola, Irap agricola, TASI prima casa, TASI inquilini, Irap su lavoro a tempo indeterminato) .

Altre sono state fortemente ridotte (contributi su nuove assunzioni, canone RAI, imposte su lavoro dipendente), altre ancora già incorporate nei conti del 2017 (la riduzione dal 27.5% al 24% dell’imposta sui redditi d’impresa). Chi si affanna a negarlo o sminuirlo, è costretto a ricorrere a espedienti contabili, come la contabilizzazione degli 80 euro (che formalmente sono aumenti di spesa) o il dato aggregato sulla pressione fiscale.

Tuttavia, il piano di riduzione strutturale della tassazione non finisce qui. Proprio come si fa quando si vuole tornare in forma sul serio (e non solo per la stagione estiva), l’allenamento funziona solo se è costante e continuo. E il governo ha già da tempo annunciato che il prossimo passo di questa strategia pluriennale è un intervento sulla tassazione dei redditi delle persone fisiche, con particolare riferimento al ceto medio. Vi sono almeno tre buoni motivi per un intervento strutturale sull’Irpef.

1) Un’ulteriore spinta alla domanda aggregata. Il governo è da tempo impegnato in una complessiva strategia rivolta all’aumento di produttività del nostro sistema economico (riforma dei mercati del lavoro e del capitale, riforma PA, scuola, giustizia, funzionamento istituzionale). Allo stesso tempo, è ancora forte il bisogno di intensificare lo stimolo alla domanda interna, che nel 2015 ha mostrato per la prima volta segnali di incoraggiante ripresa. È quindi prioritario continuare a lasciare sempre più soldi nelle buste paga delle persone, piuttosto che in quelle dello Stato o degli enti locali. Da questo punto di vista, agire sui circa 150 miliardi di euro che ogni anno i contribuenti (per il 90% circa lavoratori dipendenti e pensionati) versano all’erario sotto forma di Irpef è il modo più sicuro per rafforzare la crescita dei consumi delle famiglie e far decollare la ripresa.

2) Vi è poi una considerazione relativa al lato dell’offerta. Rispetto ai nostri competitors internazionali, l’Italia continua ad avere un basso tasso di attività sul mercato del lavoro, in particolare per quanto riguarda la componente femminile. Questa situazione, in massima parte dovuta al livello non adeguato di servizi per l’infanzia soprattutto in alcune zone del paese, può essere efficacemente affrontata prevedendo riduzioni del carico fiscale Irpef al fine di stimolare l’offerta di lavoro da parte di chi al momento semplicemente non trova conveniente farlo. Oltre ovviamente ad agire sui servizi all’infanzia, argomento di una delle deleghe più importanti della Buona Scuola attualmente in dis cussione.

3) Vi è infine un motivo di semplificazione. L’Irpef è un’imposta che nei suoi 43 anni di vita ha avuto numerosi interventi, la cui stratificazione progressiva ha creato una situazione oramai molto complessa e probabilmente non del tutto efficiente. I cinque scaglioni, la giungla delle detrazioni e deduzioni, il brusco “salto di aliquota effettiva”che si ha proprio in corrispondenza dei redditi del ceto medio. Tutto ciò ha creato un sistema in cui non è semplice orientarsi se non si è un commercialista. Insomma, è venuto il momento di fare il tagliando all’Irpef, per adeguarla al nuovo secolo e renderla compatibile con gli altri strumenti di semplificazione che nel frattempo il governo ha messo in carica, a cominciare dalla dichiarazione precompilata.

Tempi e modi dell’eventuale intervento sull’Irpef saranno ovviamente valutati a tempo debito da governo e maggioranza, anche e soprattutto alla luce delle compatibilità economiche e della necessità di proseguire percorso di aggiustamento strutturale della finanza pubblica. Per dimagrire e costruirsi un fisico in forma bisogna sudare, si diceva in apertura. E spesso i risultati si materializzano e vengono riconosciuti solo molto tempo dopo che si è iniziato a lavorare duramente. Una cosa è certa però: se si smette a metà strada, vengono buttati al vento tutti gli sforzi fatti fino ad allora. Vale per chi tra di noi vuole o ha bisogno di mettersi a dieta, e vale per un paese che ha per troppo tempo erroneamente creduto che abbassare le tasse ai più deboli non fosse una cosa di sinistra.

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