Ecco come funziona la “barbarie giustizialista”

Il Fattone
Marco Travaglio (D) e Piercamillo Davigo a margine del convegno "Partiti per le tangenti", Milano, 20 ottobre 2014. 
ANSA/DANIEL DAL ZENNARO

Un’intervista della premiata ditta Davigo-Travaglio, condita con intercettazioni prive di qualsiasi rilevanza penale: il Fatto dimostra che Renzi ha ragione

Per comprendere bene che cosa sia la “barbarie giustizialista” denunciata con coraggio e lucidità da Matteo Renzi è sufficiente sfogliare il numero odierno del Fatto. Si comincia con un’autointervista di Piercamillo Davigo, neopresidente dell’Anm, firmata dal suo segretario e portavoce Marco Travaglio. La tesi del Piccolo Inquisitore è semplice: tutti i governi, e naturalmente anche quello in carica, hanno “una certa allergia al controllo di legalità”. Il che, in italiano corrente, significa che tutti i governi sono associazioni criminali. Chiarissimo. “Processiamo gente abbarbicata alla poltrona che nessuno si sogna di mandare a casa”, prosegue il Piccolo Inquisitore. Le intercettazioni vanno pubblicate perché rivelano “notizie anche penalmente irrilevanti, ma moralmente importanti”. E infine: “La presunzione d’innocenza è un fatto interno al processo, non c’entra nulla coi rapporti sociali e politici”.

Preferiamo non commentare il delirio carcerario del Piccolo Inquisitore perché ne avremmo, inesorabilmente, una denuncia: i magistrati militanti querelano sempre chi li critica e, guarda caso, ottengono sempre la condanna dell’importuno dissidente. La giustizia, si sa, è uguale per tutti: un po’ come il server della Casaleggio Associati srl.

Continuiamo invece a sfogliare il Fatto, e a pagina 7 troviamo un esempio perfetto di uso selvaggio delle intercettazioni. L’obiettivo questa volta è il sottosegretario Umberto Del Basso De Caro, di cui si riportano alcune affermazioni sulla propria passione per il gentil sesso, sull’omosessualità di Nichi Vendola e sulla prestanza virile di non si sa bene chi. Le telefonate intercettate, precisa l’addetta alle fognature del Fatto, “non sono penalmente rilevanti” ma meritano la pubblicazione perché “rivelano una certa distanza fra le dichiarazioni pubbliche di Del Basso De Caro e le sue convinzioni reali”.

Ancora più incredibile è la modalità con cui queste frasi sono state carpite: il sottosegretario, scrive l’addetta alle fognature, “non è mai stato indagato, ma i Pm lo hanno fatto intercettare per un mese e mezzo per cercare reati di terzi. […] L’inchiesta si è sgonfiata. […] A ottobre 2015 il Pm ha inviato l’avviso di conclusione delle indagini a cinque persone per un reato minore sui servizi sociali del Comune di Benevento”. E Del Basso De Caro che c’entra? Niente, assolutamente niente: “non è mai stato indagato”.

Eccola, la barbarie giustizialista: fino a quando consentiremo al Piccolo Inquisitore, al suo segretario e all’addetta alle fognature di minare sistematicamente la civiltà giuridica dell’Occidente liberale, nessuno in Italia potrà più sentirsi sicuro.

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