Ecco che cosa chiedo a Davigo

Politica e Giustizia
Piercamillo Davigo in una immagine del 20 ottobre 2014. 
ANSA/DANIEL DAL ZENNARO

Alcune parti dell’intervento del leader di ANM non sono apparse convincenti

Abbiamo ascoltato con attenzione, ieri a Perugia, l’intervento di Piercamillo Davigo nell’Aula Magna dell’Universitá, dedicato al tema della lotta alla corruzione. Un intervento autorevole e di spessore, accresciuto per il ruolo assunto in questi giorni dallo stesso magistrato al vertice dell’ANM. Una sferzata che non può, non deve lasciare indifferente nessuno: per la sostanza di quelle parole e per il fatto che il fenomeno della corruzione costituisce ancora una emergenza del Paese. Un freno alla crescita, una diffusa ferita etica e morale, la cui prevenzione e il cui contrasto rappresentano davvero una priorità.

Davigo ha offerto contributi importanti, per esempio formulando ipotesi di lavoro concrete, come l’introduzione e il rafforzamento di forme di premialitá per collaboratori e pentiti, suggerendo l’istituzione di figure di contrasto come quella degli agenti sotto copertura. E altro ancora. Con altrettanta chiarezza diciamo che non sono apparse convincenti altre parti dell’intervento del leader di ANM. Alcuni toni nei confronti della Politica e dello stesso potere legislativo sono sembrati semplificatori e a rischio di banalizzazione.

Ma la parte meno persausiva ci è sembrata quella del giudizio sul lavoro di questi anni di Governo e Parlamento, nel campo della prevenzione e della lotta alla corruzione. Senza enfasi, proviamo a mettere in fila solo, in questa sede, qualche titolo. Il consolidamento del ruolo dell’ANAC e la scelta di nominare al suo vertice una figura come quella di Raffaele Cantone non possono essere sottovalutati, per il significato, la sostanza e gli effetti concreti (da EXPO in giù).

Possiamo ricordare poi il provvedimento di “ripenalizzazione” del falso in bilancio (e recentissimi pronunciamenti delle Sezioni Unite della Cassazione hanno fugato ogni possibile, per noi poco fondato, dubbio interpretativo sulla punizione del falso valutativo). L’introduzione del reato di autoriciclaggio è stata un’altra tappa che solo poco tempo fa sarebbe sembrata impensabile. Questo Parlamento ha poi approvato pene più severe per i reati di corruzione e contro la pubblica amministrazione, con conseguente aumento dei tempi di prescrizione.

E la Camera ha anche riformato l’Istituto della prescrizione aumentando i termini della stessa per i medesimi reati che, come noto, spesso non arrivano al giudizio di primo grado perché scoperti magari dopo anni e di lì a poco prescritti. E quando, presto, si raggiungerá un’intesa su questo al Senato, siamo convinti che rispetto alla situazione attuale i tempi per la scadenza della prescrizione verranno raddoppiati. La Camera ha anche approvato, migliorandola radicalmente su iniziativa del Pd, una proposta dell’opposizione – l’istituzione del Whistleblowing – con relativa tutela della riservatezza del segnalatore di reati.

Ma questo Governo e questo Parlamento hanno poi licenziato due atti “strutturali” per prevenzione e contrasto: il nuovo Codice degli appalti e la Riforma della Pubblica Amministrazione. Due riforme la cui rigorosa applicazione potrà davvero assicurare nel tempo semplificazione, buone pratiche, trasparenza, lotta alle opacità, alle discrezionalità, ai comportamenti illeciti.

Vogliamo dire che questi provvedimenti sono perfetti? Che non avranno bisogno di monitoraggio e di “tagliandi”? Certamente no, anche se vorremmo ricordare al dottor Davigo che in tutti questi casi il mondo della magistratura e autorevolissime personalità della stessa impegnate in trincea nella lotta alla corruzione e alla criminalità hanno offerto contributi rilevanti formulando spesso apprezzamenti per i testi approvati. Singolare, infine, è stato anche lasciare intravedere uno scenario di indistinti atteggiamenti, negli ultimi vent’anni, tra centrodestra e centrosinistra. Non c’è bisogno di spendere troppe parole per demolire questa semplificazione: basta rileggere con serenità e obiettività le norme approvate dalle maggioranze di centrodestra e quelle sostenute dal centrosinistra.

Crediamo che il dialogo, anche franco, tra Politica e Magistratura sia fondamentale, nel rispetto – reciproco – della divisione dei poteri e della reciproca autonomia. La leadership di Piercamillo Davigo all’ANM significa ulteriore autorevolezza e peso specifico all’Associazione (anche per indicare alla Magistratura e al Paese i necessari obiettivi di autoriforma e innovazione del sistema oltre che, giustamente, per stimolare la Politica e la società). Per quanto ci riguarda questo dialogo proseguirà – come è sempre stato in questi ultimi anni – anche di fronte alle grandi riforme del Processo Civile, di quello Penale e dello stesso Ordinamento che vede impegnati questo Governo e questo Parlamento.

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