E voi a chi dareste le vostre password?

ControVerso
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Basterà un’ordinanza di un giudice per violare un oggetto che è una vera e propria estensione della memoria e della personalità di un individuo?

La contrapposizione fra Apple e la giustizia americana a proposito di protezione dei dati personali è destinata a durare a lungo. L’Iphone di un terrorista è un luogo comunque inviolabile, secondo Apple, Google, Facebook, ecc., anche quando penetrarlo potrebbe aiutare a scoprire i complici e magari salvare molte vite umane? E perché i grandi operatori del virtuale non sono altrettanto severi con la protezione della privacy quando usano i nostri dati a scopo commerciale? Ma se abbattiamo questa barriera dove si può spostare e chi decide il confine fra esigenze di sicurezza e tutela dei dati personali? Basterà un’ordinanza di un giudice per violare un oggetto che è una vera e propria estensione della memoria e della personalità di un individuo?

Nel frattempo mi ha colpito molto la richiesta di un padre, che si è rivolto ad Apple per poter accedere all’iphone del figlio, morto improvvisamente, per recuperare i suoi ricordi, soprattutto le foto degli ultimi mesi. Naturalmente Apple ha detto di no.

Ormai tutti gli archivi sono digitali, contenuti in vari oggetti e/o nella “nuvola”. Possibilità di archiviazione sterminate. Ma anche alta probabilità che tutto vada perso in caso, facciamo gli scongiuri, il titolare scompaia. O avete le password di accesso o niente da fare. Mail, fotografie, filmati, dati sensibili, conti correnti, fatture, diari…

Tutto va perso. A meno che voi non abbiate qualcuno di cui vi fidate a tal punto da confidargli tutte le vostre password. Sapendo che anche quel tal messaggino, quella confidenza scottante potrà essere letto. Ve la sentite?

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