È vero, serve un partito più forte. Cominciamo da qui

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Per scegliere i prossimi candidati a sindaco, possiamo anche evitare le primarie

Condivido l’impostazione di fondo che dopo una fase necessaria, che sinteticamente abbiamo definito della rottamazione, ci sia la necessità nel medio-lungo termine di una forza politica, il nuovo Partito democratico, che supporti adeguatamente il governo e sia diffusa sul territorio in modo capillare.

Per avviarsi lungo questo percorso bisogna partire da un giudizio reale dell’attuale situazione del partito nelle varie parti del paese: Roma, la Sicilia, le regioni del Mezzogiorno d’Italia, lo stato del partito nelle sue roccaforti storiche, ecc.

Serve coraggio, molto di più di quello che è servito per fare la “rottamazione”. Mi permetto di suggerire qualche azione propedeutica per dimostrare che si vuole fare sul serio.

Nominare un solo vice-segretario operativo che di fatto sostituisca il segretario/premier.

Muoversi in anticipo rispetto alle prossime elezioni amministrative nelle grandi città prendendosi la responsabilità di individuare dei candidati sindaco capaci ed espressione forte del Partito democratico. Quindi eviterei le primarie. La conseguenza potrà essere quella di perdere qualche cacicco nelle varie zone del paese e forse avere in taluni casi maggiori difficoltà elettorali, ma ne sarà valsa la pena se la scelta dei candidati sarà di livello.

Pensare alla formazione di una nuova classe dirigente con azioni interne al partito che favoriscano lo studio, la conoscenza, la crescita personale. A tale proposito sarebbe opportuno fare autocritica rispetto a scelte, operate nel corso della prima fase, di dubbio valore ma solo espressione di un vuoto nuovismo. Ecco questo non si può più ripetere pena, la perdita di credibilità.

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