E’ tornato il dialogo sociale, ottima notizia

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accordo

Quello sugli statali è un accordo positivo e innovativo: ecco perché

L’accordo sottoscritto ieri tra la Ministra Madia e Cgil, Cisl e Uil è un’ottima notizia.

Era da 7 anni che i 3,3 milioni di lavoratrici e lavoratori del settore pubblico aspettavano il rinnovo contrattuale. 85 euro di aumento medio lordo nei prossimi 3 anni, premi di produttività sulla base di nuovi criteri di valutazione del merito, lotta all’assenteismo, welfare integrativo: queste le novità principali di un accordo positivo e innovativo. Si è inoltre stabilito che l’aumento non annulli il bonus di 80 euro per chi percepisce redditi più bassi (c’era il rischio che il reddito aggiuntivo facesse superare le soglie sotto le quali c’è diritto al bonus, facendolo quindi perdere, ma non sarà così).

L’accordo arriva dopo quello sulle pensioni e dopo la scelta di rilanciare il dialogo sociale per la risposta alle sfide principali del futuro, come quella della sicurezza del territorio e dell’adeguamento antisismico previsti dal piano Casa Italia.

L’accordo arriva inoltre alla fine di un anno che ha visto siglare rinnovi contrattuali in molti comparti privati, dai metalmeccanici, una settimana fa, alla chimica e farmaceutica, dal turismo all’industria alimentare, dalla gomma agli occhiali. E su altri importanti settori – dagli elettrici ai tessili ai trasporti – incontri e trattative sono in corso e spero si riesca a chiudere velocemente.

Inoltre il Governo è intervenuto su tantissime vertenze aziendali, svolgendo la propria funzione di guida e accompagnamento ad accordi tra imprese e sindacati, per tutelare e rilanciare l’occupazione.

È ripreso il dialogo sociale, e ne stiamo vedendo i risultati. Credo che sia una delle novità più significative di questa fase, novità che dovremo saper continuare a realizzare, in modo constante e convinto.

Per tutti i soggetti – Istituzioni e governi, rappresentanze del lavoro e delle imprese, competenze diffuse nella società civile – c’è la necessità di condividere una visione che metta al centro sempre l’interesse generale del Paese e che su questo lavori a trovare punti di condivisione e di intesa.

Non è con il conflitto fine a se stesso che si risolvono i problemi del Paese e che si risponde alle esigenze delle persone – lo dico da ex sindacalista, sapendo bene che il conflitto è parte di ogni negoziazione, ma non può mai essere l’atteggiamento prevalente. E, dall’altra parte, non possiamo pensare di ripetere esperienze di concertazione come quelle del passato.

Quello attuale deve essere il tempo del dialogo e della condivisione, ciascuno per le proprie funzioni, non il tempo delle liti e della confusione delle responsabilità.

Spetta quindi al Governo e al Parlamento compiere le scelte strategiche di politica del lavoro ed economica, facendo così valere il principio della rappresentanza elettiva come fondamento della responsabilità delle politiche adottate, con un dialogo costante con le parti sociali.

Visione del futuro, dialogo e condivisione servono al Paese, perché permettono di procedere più forti sulla strada della crescita, dell’equità, di un modello di sviluppo sostenibile.

Lavorare su quello che unisce, avere sempre in mente l’interesse di tutto il Paese, essere sempre aperti e in ascolto: su questi principi ho costruito tutta la mia esperienza sindacale, e sono convinta – e soddisfatta dei segnali prodotti di recente in questa direzione – che siano i principi fondamentali per chiunque si trovi a svolgere ruoli di rappresentanza istituzionale o sociale.

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