E Tobia Antonio, felice, si addormenterà

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Immaginiamo che un giorno il figlio di Nichi Vendola si colleghi a Internet e cerchi il suo nome con Google…

Per capire bene che cosa sta succedendo in questo nostro ridicolo Paese, è sufficiente un semplice esperimento mentale: immaginiamo che Tobia Antonio – il figlio di Nichi Vendola e di Ed Testa – abbia imparato a leggere e a navigare su internet: capiterà prima di quanto potremmo aspettarci, perché i bambini di oggi sono molto più svegli dei loro genitori. Immaginiamo dunque il piccolo Tobia Antonio che digita su Google il proprio nome: tutti noi, almeno una volta, l’abbiamo fatto, spinti dalla curiosità e dal vezzo di sapere che cosa si dice di noi in giro.

Il piccolo Tobia Antonio non è un bambino sprovveduto: i suoi genitori, prima di regalargli un computer, avranno senz’altro avuto modo e occasione di spiegargli che la Rete è meravigliosa, e tuttavia anche piena di insidie, di violenza, di volgarità. Ma confideranno anche sul suo senso di responsabilità, convinti che per un bambino è importante fare esperienza del mondo reale anziché indugiare al sicuro nel mondo fantastico e protetto che la famiglia ha allestito per lui.

Quando il piccolo Tobia Antonio googlerà il suo nome, potrà trovare il commento di Matteo Salvini – che nel frattempo potrebbe essere diventato, Dio ci scampi, un ministro della Repubblica – e leggere queste parole: “Vendola e compagno sono diventati papà, affittando utero di una donna californiana. Questo per me non è futuro, questo è disgustoso EGOISMO”. A parte la sorpresa per l’evidente distorsione temporale – quando Tobia Antonio leggerà questo tweet, la maternità surrogata non sarà il «futuro» ma il presente, e “utero in affitto” una volgarità da anziani pornografi –, il figlio di Nichi e Ed si chiederà perché mai i suoi genitori siano stati egoisti quando hanno deciso di metterlo al mondo. E’ un bambino sano, allegro, felice: certo, di quella felicità un po’ incosciente che Leopardi rimpiangeva guardando i ragazzi di Recanati, prima che la vita esiga il suo prezzo, e tuttavia ben contento di stare al mondo.

Quanto ai suoi genitori, non penserà forse a loro come a campioni di altruismo (il figlio di Nichi sarà un ribelle), ma certo non si sente di rimproverarli, se non per un eccesso di attenzioni, le quali saranno pure, come ogni gesto umano, un atto di egoismo, ma della miglior specie. Continuando la sua ricerca sul web, il piccolo Tobia Antonio finirà sulla pagina che riporta il sondaggio lanciato ieri da Libero, e che suona così: “Secondo voi Vendola è papà o mammo?”. E qui, dopo aver letto e riletto, proprio non riesce a trattenere una sonora risata: corre dal padre e gli rivolge direttamente la domanda, continuando a ridere come un pazzo, mentre Nichi, che forse vorrebbe indignarsi, comincia a ridere anche lui a crepapelle, e Ed pensa che siano impazziti, e quando finalmente capisce di che si tratta, corre nello studio e ritorna sventolando quella prima pagina di Libero che ritraeva Nichi col pancione.

Tobia Antonio adesso si sta letteralmente rotolando per terra dalle risate, non crede ai suoi occhi, non ha mai riso così tanto e da quel giorno il disegno del papà (o del mammo?) col pancione è appeso nella sua cameretta, proprio sopra il letto. Ne ha mandato per email una copia alla mamma biologica, dopo averla chiamata su Skype per ridere un’altra volta insieme a lei.

Al nostro piccolo Tobia Antonio resta da scoprire che cosa ha scritto Vittorio Sgarbi: “I neonati si attaccano alle tette, non ai coglioni”. Il significato della frase non gli è chiarissimo, sebbene ne colga un nauseante sapore di volgarità. Chiede ai genitori che cosa significhi, e Nichi e Ed glielo spiegano, cercando di trovare le parole adatte per un bambino, senza spaventarlo e senza orientarne il giudizio, e Tobia Antonio sembra infine aver capito. Non dice niente, quella sera è un po’ triste. Più tardi, sotto le coperte, guarderà come ogni sera suo papà col pancione e comincerà a sorridere, e poi a ridere, e si addormenterà felice.

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