È sfida fra i colossi dell’editoria

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Disputa tra il ‘Wall Street Journal’ e il ‘New York Times’. Sullo sfondo i cambiamenti dell’editoria

Testate tempestose, si potrebbe titolare così – parafrasando un noto romanzo -, il nuovo capitolo delle movimentate dispute che si stanno giocando sui sistemi editoriali. A questo grande gioco planetario sono interessati i tanti diversi mondi della comunicazione: dai gruppi che operano sui nuovi media (i social si sfidano quotidianamente sull’innovazione) a quelli che tentano di conquistare nuove frontiere del mercato delle immagini (YuoTube provoca apertamente le reti televisive tradizionali).

Una fase di trasformazioni e di tentativi di battere nuove strade. La sfida si fa sempre più dura anche tra i colossi dell’editoria tradizionale, come dimostra la disputa tra due testate storiche, il ‘Wall Street Journal’ e il ‘New York Times’. Il quotidiano di Rupert Murdoch ha, nei giorni scorsi, dedicato un’intera pagina per dimostrare come il ‘Wall Street Journal’ sia riuscito a scavare un solco tra sé e il ‘New York Times’. E l’ha fatto con una tale semplicità da produrre efficaci effetti di realtà: il disegnatore ha messo da una parte una alta pila di copie del Wall Street Journal e dall’altra una colonna di copie del New York Times che, però, si ferma a metà della prima.

Il raffronto è impietoso: visualizza, infatti, il fatto che il primo diffonde più del doppio delle copie cartacee del rivale e oltre il 20% in più nei week end. Anche la scritta sotto il disegno segnala questa distanza che si è fatta sempre più grande: “widening the gap”. In realtà il ‘Wall Street Journal’ è stabile in quanto continua diffondere lo stesso numero di copie del dicembre 2015, cioè 1.337.482 copie giornaliere in settimana. In calo è invece il New York Times’, che è sceso dalle 599.466 copie giornaliere in settimana a 590.055 e perde copie anche nel domenicale.

Il motto che è stato inserito sotto la testate del quotidiano vincente è “Read ambitiously” , cioè “leggere con ambizione” . La stessa ambizione che, invece, ha tradito l’editore inglese proprietario tra le altre della popolare testata del Daily Mirror. Nei mesi scorsi ha tentato di lanciare un nuovo quotidiano nazionale, il New Day. È stato un disastro: l’ha dovuto ritirare dal mercato nove settimane dopo il lancio. Anche in casa nostra siamo in una fase altrettanto movimentata. Ma di questo, come si diceva in Heidi, parleremo la prossima puntata.

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