E se Berlusconi avesse un piano B?

Roma
Silvio Berlusconi during a press conference in Naples to support the Centre-Right candidate for regional elections in Campania Stefano Caldoro, Naples, 22 May 2015.  ANSA/CESARE ABBATE

Virare su Marchini avrebbe due effetti positivi, ma l’ex Cavaliere è indeciso

Dietro il tric-e-trac su Guido Bertolaso, che in verità in queste ore non pare esattamente solidissimo sulle gambe, si vede chiaramente l’incertezza totale della destra nazionale e romana, la dis-unione di capi e capetti, l’irresolutezza e in un certo senso la solitudine di Silvio Berlusconi. Al momento, come ha detto Giorgia Meloni, è un vero “teatrino”.

Berlusconi infatti non decide. Rinvia. Viene descritto come infastidito da tutta una discussione di cui farebbe volentieri a meno – esplosa nella riunione di oggi dell’ufficio di presidenza di Forza Italia, ormai spettrale scenario di un dibattito politico denso di passato più che ansioso di futuro.

Per farla breve: Meloni o Marchini? Questo il dilemma. Bertolaso è un fantasma politico, detentore di un pacchetto di voti che sta per transitare in altre mani: ormai questa è una certezza. Ma in quali mani? Molti sono certi: in quelle di Giorgia, come consiglia Gasparri ma anche Brunetta e Romani – stavolta insieme -, insomma i “politici” che badano al sodo. E poiché la Meloni è la meglio piazzata, poche storie: tutti con lei.

Ma a Berlusconi, che pure è uomo che due conti li sa fare – eccome – qualcosa non torna. L’idea di consegnare la destra a Salvini&Meloni, frutto italico di un lepenismo fuori dalle sue coordinate,  non gli va giù. Un uomo che ha impiegato gli ultimi due decenni a mescolare, a modo suo, post-missini, bossiani, ex socialisti, ex dc, uomini-azienda e quant’altro, ridotto a vedere quel che resta della destra nelle mani della “sorellina” di Gianni Alemanno e dell’antipolitico Salvini, va compreso nel suo dramma: sarebbe un esito triste, per l’ex Cavaliere. E soprattutto, uno come lui non può accettarlo senza combattere. Se è ancora Berlusconi.

Dice però chi lo conosce bene che il piano B esiste, eccome se esiste. Intendiamoci: Silvio non è convinto pienamente nemmeno di questo, ci ha pensato, ci sta lavorando, sta verificando. Appunto, sta facendo due conti.

Il piano B è abbastanza semplice a dirsi, più difficile a farsi. Prevede il ritiro di Bertolaso e la convergenza su Alfio Marchini lavorando su Alfano, moderati vari, Curia di Roma, poteri economici della Capitale per gonfiare le vele del costruttore romano con il doppio effetto: a) sperare di arrivare al ballottaggio; b) comunque impedire la vittoria di Meloni&Salvini bloccando seriamente (per sempre?) la torsione “lepenista” della destra italiana.

Se Marchini – anche se l’ipotesi a oggi pare molto difficile – dovesse arrivare al ballottaggio, avrebbe serie possibilità di farcela, pensa più d’un sondaggista (e si sa quanto Berlusconi sia attento ai sondaggi), perché contro la Raggi avrebbe molti voti del centrosinistra e, specularmente, contro Giachetti molti voti della destra. E’ il bello di essere al centro. Silvio ascolterà queste sirene? Deve fare due conti, nella sua solitudine.

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