E ora, dopo la parabola discendente di Marino?

Roma
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Il marcio nella capitale è iniziato con l’amministrazione Alemanno: Marino ha trovato un comune ridotto in maniera disastrosa e non ce l’ha fatta

Roma è stata grande negli anni della ricostruzione, negli anni delle giunte di sinistra e nella stagione dell’elezione diretta dei sindaci: oggi vive una situazione di sofferenza e di abbassamento complessivo della qualità della vita che è precedente alla crisi della giunta Marino, va avanti anzi da alcuni anni.

Abbiamo attraversato una stagione, il cosiddetto quindicennio delle giunte rosse, cominciato nel 1993 con Rutelli e arrivato fino al secondo Veltroni, in cui c’era un’idea di città ma soprattutto c’era un’idea di coesione sociale. La vera e grande azione compiuta prima da Rutelli – attraverso interventi infrastrutturali, portando la cultura in luoghi in cui prima non c’era – e poi da Veltroni, che ha svolto un’ulteriore azione di rammendo sociale, attraverso iniziative come la rete delle biblioteche, i teatri di cintura (nelle periferie, ndr), ha dato vita a un’azione di coesione sociale molto forte. Dopo di che, questo assetto si è completamente perso.

Teniamo conto che Roma è una realtà urbana particolare; è grande come Milano, Torino, Firenze, Bologna, Napoli, Venezia messe insieme, di conseguenza è evidente che qui i meccanismi socio-economici sono ancora più dirompenti, complessi; se si molla la presa anche solo per due-tre anni, si perdono allo stesso tempo coesione sociale e rapporto con la città, i due elementi che tenevano insieme il “buon vivere” dei romani. Tutto questo, negli anni di Alemanno e con l’acuirsi della crisi economica globale, è venuto meno.

L’amministrazione di Ignazio Marino ha trovato un comune ridotto in una maniera disastrosa e soprattutto segnato da un pesante inquinamento di illegalità. Da quel punto di vista è stato fatto uno sforzo enorme di cui gli va dato atto e merito. È facile fare propaganda come fa il centrodestra. Certo, noi abbiamo alcuni esponenti del Pd dentro l’indagine di Mafia Capitale, dopo di che nelle carte degli inquirenti è stato messo nero su bianco che il marcio è iniziato con l’amministrazione Alemanno durante la quale si è realizzata una connessione, una saldatura, fra il “mondo di mezzo” e il mondo della politica, un processo ben delineato nelle indagini. Ma la stessa amministrazione Marino non è riuscita a ricostruire o mettere in moto i meccanismi di quella coesione sociale di cui parlavo all’inizio. E non ha provato a farlo nemmeno quando Papa Francesco ha annunciato il Giubileo della Misericordia.

Il Giubileo non può essere affrontato solo guardando alle buche delle strade o agli autobus che servono per i pellegrini, pensando a cosa questo Giubileo potrebbe essere per la città di Roma (una città più inclusiva, più coesa è una città più controllata, meno violenta, più capace di prevenire processi di isolamento o di rottura dei legami economici e sociali).

Anche il Pd dovrebbe ragionare su questo, sul Giubileo come occasione di ricostruzione di un tessuto sociale. Dovremo fare una riflessione rispetto al significato che può avere l’anno santo della misericordia a Roma, dopo Mafia Capitale, in una prospettiva di crescita civile della città.

Io sono convinta del metodo Expo; quando ci fu la grande crisi dell’Expo (indagini giudiziarie, cantieri a rilento, ndr) si disse “non ce la faremo mai”, e fu il grande successo che abbiamo salutato domenica; allo stesso modo oggi siamo di fronte a una crisi amministrativa e politica nella città, e di classe dirigente. Credo però che il governo e gli altri soggetti coinvolti possano mettere mano all’organizzazione del Giubileo e fare in modo che diventi un grande successo. Il primo passo è stato fatto con la nomina di Francesco Paolo Tronca, che porta con sé tutto quel bagaglio di competenze che servono.

C’è chi obietta che Roma è eternamente dominata da piccole e grandi lobby, nel pubblico e nel privato, il cui obiettivo sembra quello di impedire ogni minimo cambiamento: ma perché, l’Italia non è fatta nello stesso modo? Solo che ci si rimbocca le maniche e si affronta un problema dopo l’altro.

Il governo nazionale ha  messo in piedi una serie di interventi e di riforme che, senza fare la lista, vanno a toccare tanti potentati e blocchi di potere, con l’obiettivo di liberare il Paese e farlo ripartire. È lo stesso impegno che bisogna mettere in campo.

Ma mettiamo alcuni punti fermi. Marino si è candidato alle primarie del Pd, cui partecipò insieme a Paolo Gentiloni, David Sassoli e Patrizia Prestipino, e fu sostenuto dal blocco più importante e maggioritario del Partito democratico, era il candidato della maggioranza del Pd di quel momento.

Successivamente credo che lui abbia compiuto degli errori: di fatto non è entrato in sintonia con il suo stesso partito, non ha preso in considerazione quanto quel Pd che lo aveva sostenuto, aveva prodotto negli anni passati come azioni ed elaborazione su Roma.

L’altro grande sbaglio è stato quello di chi, in un periodo dominato dall’antipolitica, ha pensato che si dovesse scegliere un candidato che assomigliasse, che fosse in linea con quel sentimento diffuso. E invece all’antipolitica, lo dimostra il governo Renzi, si risponde con il buongoverno. Si risponde con la buona amministrazione. Era una scelta, quella di Marino, figlia di una stagione politica che finita, ma che non voleva essere tale, voleva continuare a utilizzare gli stessi ingredienti che si usavano una volta, ma che non andavano più bene.

Roma è una città complicata, nella quale si riflettono in maniera enorme le difficoltà sociali del nostro Paese e del mondo in cui viviamo. Dobbiamo allora capire su che cosa vogliamo investire. Io in due anni e mezzo di amministrazione Marino questo non l’ho capito, lo dico francamente, e me ne rammarico davvero.

Vedo una città ridotta al lumicino rispetto a quella che è una delle sue vocazioni storiche: la cultura. Non capisco come si possa far stare 6 mesi senza governance l’Auditorium Parco della musica, che è il luogo attraverso il quale è stato rilanciato e rimesso in moto un circuito culturale vivo a Roma, una scommessa fatta dieci anni fa e vinta dalle amministrazioni Rutelli e Veltroni. Ma  pensiamo alla cura del ferro promossa all’epoca da Walter Tocci, con un modello di pianificazione della mobilità che fu all’avanguardia per una grande città. Oggi l’Atac è in una situazione disastrosa, ogni giorno si bloccano i treni della metropolitana e la gente deve andare a piedi… insomma io non ho visto un progetto sulla città.

Ma c’è in tal senso una questione legata anche ai poteri del sindaco; il rapporto che c’è fra la Regione Lazio, Roma capitale e i suoi 15 municipi  e l’area metropolitana non regge più. I poteri che ha un sindaco per gestire Roma capitale, sono al di sotto di ciò che serve effettivamente per poter affrontare una sfida di questo genere. Servono poteri diversamente disegnati, e diversamente integrati con gli altri livelli delle istituzioni. Roma è la capitale, ma è anche una grande metropoli moderna, e così va ripensata.

Così va ripensata, non utilizzata per uno scontro politico tra maggioranza e minoranza, tra chi sta con Marino o contro, o ancora peggio tra chi sta con Renzi o contro.

Va ripensata riprendendo un dialogo tra chi ama Roma e soffre nel vederla mortificata dagli scandali della cattiva politica, tra chi è orgoglioso di essere un cittadino romano, ma è costretto alla fatica dei disservizi di ogni giorno, tra chi immagina il proprio futuro immaginando il futuro di Roma.

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