È normale, lo fanno tutti

Corruzione
Briber

Di corruzione nell’ultimo periodo si parla molto e si scrive altrettanto. Per fortuna, aggiungo subito! Si tratta, infatti, di un dato assolutamente positivo

Di corruzione nell’ultimo periodo si parla molto e si scrive altrettanto. Per fortuna, aggiungo subito! Si tratta, infatti, di un dato assolutamente positivo. C’è stato un lunghissimo tempo in cui questa parola sembrava scomparsa dal linguaggio mediatico, così come sembrava svanito il fenomeno cui essa si riferiva. Dopo gli anni di «Mani pulite», quando non c’era sera in cui i titoli del telegiornale non riportassero di arresti eclatanti di esponenti soprattutto della politica nazionale, spesso noti anche a livello internazionale, era seguita una fase di «bonaccia» che aveva spinto qualche esponente istituzionale superficiale (o in malafede) ad azzardare che il nostro paese aveva sconfitto quello che era sembrato un male atavico e inestirpabile.

Tali convinzioni avevano provocato nella pubblica opinione un vero e proprio disinteresse che non sembrava scalfito nemmeno dalle classifiche espresse da organismi internazionali che ci segnalavano fra i paesi più corrotti. Con la fine del decennio del nuovo secolo, in seguito a una crisi economica che ha morso fortissimo, era impossibile continuare a far finta di niente. È apparso evidente quello che alcuni (pochi) commentatori avevano rappresentato; che il fiume della corruzione non si era affatto essiccato; si era solo inabissato e, approfittando del suo carattere (divenuto) carsico, si era ingrossato a dismisura, soprattutto si era modificato nei suoi tratti fisiognomici; il pagamento della tangente a favore del politico di turno era stato sostituito da sistemi molto più innovativi, «gelatinosi», in cui corrotti e corruttori facevano parte di medesimi gruppi criminali che, mettendo insieme imprenditori spregiudicati, affaristi e/o pseudolobbisti di ogni risma e rappresentanti delle istituzioni, perseguono un unitario obiettivo: quello di arricchirsi a dismisura sfruttando le (ormai scarse) risorse pubbliche e rendendo più povera la collettività.

La crisi economica ha amplificato gli effetti devastanti di quello che è apparso sempre più un vero e proprio sistema criminale e ha reso intollerabile il peso economico che ogni cittadino è costretto indirettamente a pagare per gli altrui comportamenti illeciti. A poco a poco ci si è anche resi conto che il sistema paese all’estero veniva sempre più percepito come malato e questo incideva pesantemente sulle scelte degli investitori pubblici e privati sottraendo risorse indispensabili alla nostra esangue economia. Alla fine del primo decennio dell’attuale secolo è risultato inevitabile cominciare a riparlare dell’argomento, anche e soprattutto perché le indagini della magistratura, che pure per lungo periodo sembravano essersi fermate, hanno riportato alla luce quel fiume che ormai aveva una forza tale da distruggere i debolissimi argini che si erano innalzati.

I cittadini più avvertiti si sono resi conto che quel male non era stato affatto debellato; si era insinuato in modo ancora più devastante e capzioso nel corpo dello Stato e hanno cominciato a pensare che per ridurne la potenza era necessario conoscerlo, provare a capire come si era evoluto e quali potevano essere i rimedi veri, visto che quelli meramente repressivi del passato, sebbene fossero stati spacciati per definitivi, non lo avevano intaccato, anzi, avevano creato una sorta.di effetto darwiniano di evoluzione della specie, lasciando m campo corrotti e corruttori più scaltri e avveduti. In questo contesto, il fiorire di una letteratura di impegno civile che provasse ad affrontare l’argomento non poteva che essere salutato con grande favore; tutti i conoscitori (e persino, i presunti tali!) sono concordi nel ritenere che la corruzione è, oltre che il frutto di spinte delinquenziali, anche conseguenza di atteggiamenti e prassi devianti, entrati nella mentalità del paese.

E certamente falso e ingiusto dire che gli italiani siano un popolo antropologicamente dedito alla corruzione; è purtroppo vero, però, che rispetto a comportamenti di piccola o grande disonestà, essi siano abituati a chiudere un occhio, giustificandoli o persino ritenendoli espressione di quella furbizia di cui molti si fanno gran vanto. E proprio perché l’aspetto culturale è oggi innegabilmente uno dei punti di attacco necessari per provare a sradicare questa mala pianta, la conoscenza del fenomeno corruttivo è diventata indispensabile, conoscenza che non può limitarsi soltanto a descrivere ciò che accade, ma anche e soprattutto deve analizzarne gli effetti diretti e indiretti. Il libro di Michele Corradino, consigliere di Stato che, fra l’altro, conosce benissimo la macchina burocratica pubblica e che da poco più di due anni fa parte con me e altri tre colleghi del consiglio dell’Autorità nazionale anticorruzione, risponde a questa esigenza.

E lo fa con una declinazione originale, che rende questo libro uno strumento utilissimo. Esso parte dall’esperienza che Corradino fa da tempo nelle scuole, anche grazie alle domande interessate e interessanti dei ragazzi che vogliono capire in modo meno convenzionale cosa sia davvero diventata la corruzione. Domande che, proprio perché vengono da un pubblico giovane e aperto alle esperienze del mondo digitale, si concentrano sulla sostanza del fenomeno ma anche sugli aspetti linguistici e di maggiore curiosità. E già questa opzione di scrittura potrebbe ingenerare quello stimolo indispensabile per spingere a leggere un libro. A ciò si aggiunge che l’analisi non è solo il frutto della conoscenza eccezionale che Corradino ha della burocrazia e, quindi, delle sue deviazioni, conoscenza che si è certamente accresciuta in questi due anni all’Anticorruzione e che è supportata da atti di indagine di prima mano, costituiti soprattutto da stralci di colloqui intercettati. Il linguaggio, spesso allusivo, colorito e in qualche caso molto esplicito, di questi criminali dai colletti bianchi finisce per funzionare da spiegazione meglio di qualunque altra possibile e di fornire un quadro, a tinte fosche, ma anche realissimo e chiarissimo.

Vivendo la nuova ed esaltante esperienza dell’impegno quotidiano nell’Autorità – che sta muovendo i suoi primi passi fra grandi aspettative e (perché no, anche) qualche scetticismo-, Corradino non si limita a fare la diagnosi del male ma prova a individuare quali possano essere i rimedi veri, quelli cioè che non rappresentino dei meri placebo per soddisfare una opinione pubblica desiderosa di ricette salvifiche, ma capaci di inserire nel sistema i famosi «anticorpi» che consentono al sistema stesso di reagire e di marginalizzare corruzione e malaffare. Insomma un libro che si fa leggere tutto d’un fiato, che soddisfa il desiderio di conoscenza di chiunque voglia capire e che non provoca frustrazione in chi legge, perché indica una direzione alternativa e invita i più giovani a reagire con la speranza che finalmente il nostro paese possa imboccare la strada delle democrazie evolute, quelle che la corruzione l’hanno davvero messa al bando!

* Il testo è la prefazione al libro «È normale lo fanno tutti» di Michele Corradino (Chiarelettere, 13 euro).L’autore – consigliere a l l’Anac – indaga sulla corruzione e le «spintarelle» che secondo nove italiani su 10 sono il modo più semplice per accedere ai servizi pubblici

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