E li chiamano social

ControVerso
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Questo modo rabbioso incivile di manifestare il proprio dissenso sta diventando un cifra stilistica di una parte dell’opinione pubblica

I teppisti dei sociali network, gli webeti, son sempre al lavoro a tempo pieno. Non c’è disgrazia che li fermi, sentimento di condivisione, pietà umana e ancor di meno voglia di ragionare e di confrontarsi civilmente. Come cani arrabbiati attaccano i polpacci di chiunque si presenti sulla scena ed esprima una opinione da loro non condivisa. Naturalmente tutto al riparo d el l’anonimato, che per loro fa rima con la libertà di offendere e fare sfoggio di turpiloquio, scambiato per sentimento e linguaggi popolari. Non è cosa da sottovalutare. Questo modo rabbioso incivile di manifestare il proprio dissenso sta diventando un cifra stilistica di una parte d el l’opinione pubblica, avallata anche da vari commentatori, che hanno da tempo abdicato alle funzioni civili del loro lavoro. Ultima in ordine di tempo a essere presa di mira Emma Bonino, messa alla gogna per avere annunciato un ragionato SI’ al referendum del 4 dicembre. Da chi si domanda come mai il cancro non abbia fatto il suo corso e chi suggerisce che la malattia abbia prodotto danni irreparabili al cervello della leader radicale. Per me il tempo della comprensione, delle scusanti sociologiche e anche quello del divertimento folcloristico è finito da un bel po’. Chi usa e aizza la rabbia come costante della discussione pubblica non può trovare ospitalità nello spazio pubblico. La libertà si accompagna, nel mio modo di vedere le cose, con l’orgoglio dell’identità personale, senza nascondersi nell’anonimato, e con il rispetto delle regole della buona educazione. Facebook , Twitter e gli altri social network farebbero cosa utile a tutti se imponessero questa regola. Nel frattempo, nel mio piccolo, caccio dal mio ambiente tutti quelli che non rispettano questa regola.

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