E’ la Rai ma non un’azienda

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Nessuna azienda, dico nessuna, può essere condotta in modo efficiente con le regole della RAI

Nessuna azienda, dico nessuna, può essere condotta in modo efficiente con le regole della Rai.

Che cosa è la Rai? Un’azienda che produce informazione e intrattenimento? Un pezzo di pubblica amministrazione? Un protettorato ? Un’enclave? ? Chi sono gli azionisti della Rai, cioè coloro autorizzati a metterci il becco? Il Ministero del Tesoro? I Partiti? Il Parlamento? Che cosa vuol dire oggi «servizio pubblico»? E perché un’ azienda che potrebbe come le altre finanziarsi sul mercato della pubblicità e dei servizi a pagamento deve riscuotere una tassa a carico dei cittadini? La recente discussioni sugli stipendi dei dirigenti e, domani, delle cosiddette star è surreale. Può essere stabilito sui giornali quanto deve guadagnare un giornalista, un dirigente, un consulente, un intrattenitore? A che serve tutto questo se non a scatenare invidie e risentimenti e limitare l’ autonomia di chi la deve dirigere? In quale altra azienda al mondo i membri del Cda discutono sui giornali degli stipendi dei dipendenti?

Il fatto poi che ci siano persone fuori ruolo da anni, ma ben retribuite è solo la conferma del carattere ambiguo e contraddittorio della Rai. Stipendi da azienda privata, ma statuto di protezione dei dipendenti da Amministrazione Pubblica. Una pacchia. E in nessuna altra azienda al mondo gli stipendi vengono fissati per legge. Se di azienda si tratta. Da tempo è evidente che ci sarebbe solo una cosa da fare. Venderla e liberarsi di un inutile problema che costa per altro ai cittadini 2 miliardi all’anno. Mantenere al massimo una rete per i servizi pubblici essenziali, che per la verità faccio fatica a definire. Andreotti ha avuto torto almeno parzialmente a proposito dei matti che pretendevano di riformare le Ferrovie. Ma temo che il detto sia giusto se applicato alla Rai.

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