È iniziata l’era della economia “low carbon”

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Il vertice mondiale non può fallire. Serve un accordo per abbattere le emissioni di gas serra: il Gruppo Enel in prima linea nella decarbonizzazione

L’attuale trend di emissioni di gas a effetto serra porterà a un aumento delle temperature che determinerà conseguenze irreversibili negli ecosistemi. In base ai dati ufficiali, la concentrazione delle emissioni di Co2 è aumentata significativamente nel corso del XXI secolo, raggiungendo nel maggio del 2013 un valore pari a circa 400 ppm. L’aumento delle temperature contribuisce ad aumentare la frequenza di eventi atmosferici estremi (ad esempio uragani, alluvioni, periodi di siccità), determina un innalzamento degli oceani, ed espone molte specie a rischio di estinzione, alterandone irreversibilmente l’habitat naturale. Nell’ambito del processo negoziale della Convenzione quadro sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite (Unfccc), durante la Conferenza di Cancun nel 2010 i governi si sono impegnati a intraprendere politiche volte a contenere l’aumento delle temperature entro i 2°C rispetto ai livelli preindustriali.

Tuttavia, anche assumendo il pieno raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni presentati alla Conferenza di Copenaghen nel 2009, non si riuscirà a mantenere la concentrazione delle emissioni di gas serra entro i 450 ppm, con il rischio di superare i 2°C già dal 2050: sono dunque necessarie ulteriori azioni urgenti per contenere l’aumento delle temperature e promuovere la transizione verso una economia low carbon. In tal senso, l’auspicato Accordo Globale di Parigi 2015, per ridurre le emissioni climalteranti nel periodo post- 2020, dovrà promuovere obiettivi ambiziosi di riduzione delle emissioni, fornendo al tempo stesso gli strumenti necessari per una transizione energetica costoefficiente. Il Gruppo Enel è impegnato a giocare un ruolo attivo nel percorso di decarbonizzazione attraverso le sue attività indu- striali. Come principale player energetico in Italia e seconda utility in termini di capacità installata in Europa, Enel rappresenta un’azienda integrata nei mercati dell’elettricità e del gas in Europa e America Latina, e complessivamente è presente in 31 Paesi al mondo. Al 2014, il Gruppo aveva 96 GW di capacità installata, 1,9 milioni di km di rete di distribuzione di elettricità e gas, servendo circa 61 milioni di clienti power e gas. Oltre il 47% dell’elettricità generata nel 2014 è stata carbon free. L’impegno di Enel nella lotta ai cambiamenti climatici è testimoniato dagli stringenti obiettivi prefissati dal Gruppo: ridurre le emissioni di Co2 del 18% entro il 2020 rispetto ai livelli registrati nel 2007; conseguire la carbon neutrality prima del 2050; sviluppare la generazione da fonti rinnovabili, attraverso ingenti investimenti (nei cinque anni di piano strategico 2015- 2019 sono stati previsti 8,8 miliardi di euro di investimenti nella crescita delle fonti rinnovabili, per realizzare ulteriori 7,1 GW di capacità installata entro il 2019); focalizzare la ricerca e sviluppo su nuove tecnologie low carbon.

Un impegno concreto
Il Gruppo Enel sostiene il percorso globale di decarbonizzazione anche attraverso un dialogo costante con gli stakeholder di riferimento sulle politiche ambientali da intraprendere. Tali attività si articolano su due linee di azione: la promozione a livello internazionale di un accordo globale forte e di politiche nazionali e caci, e in Italia di interventi normativi che valorizzino i risultati conseguiti e accelerino il percorso di decar- bonizzazione in corso. A livello internazionale, gli investimenti di decarbonizzazione nel medio-lungo termine sono a rischio, a causa delle incertezze legate ai risultati dell’accordo globale promosso all’interno della Unfccc. I principali elementi in discussione riguardano il livello di ambizione, le tempistiche, la natura legale dell’accordo, la copertura geografica, ma anche il ruolo del settore privato e dei carbon markets. Una maggiore chiarezza rispetto a questi elementi permetterebbe da un lato una riduzione del rischio regolatorio e dall’altra la nascita dei segnali di lungo termine necessari per gli investimenti.

Alla luce di quanto sopra, Enel auspica che a Parigi si giunga a un Accordo Globale sul Clima in grado di dare segnali forti per gli investimenti di decarbonizzazione. La nazionalizzazione, il 3 agosto 2014, del Clean Power Plan degli Stati Uniti, una crescente apertura del governo cinese ad affrontare i temi dei cambiamenti climatici, il ruolo sempre più pro-attivo rivestito dall’Unione Europea nell’ambito del negoziato globale fanno ben sperare. Secondo gli auspici di Enel, l’accordo dovrà includere innanzitutto un impegno di tutte le principali economie, mirato a sviluppare un quadro di riferimento stabile che faciliti lo sviluppo, il monitoraggio ed il riesame di obiettivi di riduzione delle emissioni di lungo termine. In secondo luogo, sarà necessario ottenere il pieno coinvolgimento del settore privato nel guidare la transizione verso un’economia low carbon, mobilitando i finanziamenti necessari attraverso i carbon markets e i fondi d’investimento. Inoltre, i fondi di investimento low carbon dovranno avere un ruolo rilevante per assicurare azioni nel mercato del carbonio, in particolare per quanto riguarda i finanziamenti rivolti alle infrastrutture. Infine, Enel auspica un ruolo centrale dei meccanismi di mercato, supportati da un quadro stabile e trasparente a livello di Unfccc e che promuova target ambiziosi. Lo sviluppo della generazione di energia da fonte rinnovabile deve inevitabilmente rivestire un ruolo fondamentale nei percorsi di decarbonizzazione nazionali. Oltre ad assicurare una riduzione delle emissioni di gas serra, esso permette l’abbattimento di inquinanti locali, lo stimolo di un’economia eco-compatibile e un sistema di generazione distribuita, con il conseguente risparmio di perdite di energia da trasporto. La fase iniziale di sviluppo tecnologico delle fonti rinnovabili si sta completando e alcune tecnologie si avvicinano alla piena maturità e alla possibilità di competere sui mercati con le fonti convenzionali. In questa fase di transizione, è fondamentale che il disegno dei mercati dell’energia evolva in modo da poter integrare in maniera efficace ed efficiente la produzione da fonte rinnovabile. Una progressiva transizione dei regimi d’incentivazione a strumenti competitivi quali le aste e la facilitazione dell’emersione di segnali di prezzo di lungo periodo sono le due direttive verso le quali tale evoluzione deve tendere. Le reti intelligenti, attraverso soluzioni digitali, sono fondamentali per assicurare la massima efficienza anche energetica delle attività di trasporto dell’elettricità. Uno dei primi benefici delle reti intelligenti (smart grids) è l’incremento dell’eficienza delle attività regolate svolte dai distributori. Ciò si traduce in una riduzione dei costi per i consumatori, nella diminuzione delle perdite di energia da trasporto e nell’incremento della qualità del servizio. Attraverso le smart grids, il distributore di energia elettrica può inoltre giocare un ruolo chiave nell’abilitare l’integrazione delle fonti rinnovabili nel sistema elettrico, e nel promuovere lo sviluppo di nuove applicazioni elettriche e cienti (ad esempio la mobilità elettrica). La tecnologia e la disponibilità di dati sulle reti elettriche digitalizzate abilitano infatti un ampio spettro di iniziative relative all’e cienza energetica, in quanto incrementano la consapevolezza dei consumatori circa i loro consumi energetici.

Possibili soluzioni
L’efficienza energetica è un elemento strategico per la riduzione della dipendenza nazionale e per la protezione contro gli aumenti del prezzo. È stata descritta come la maggiore risorsa e rappresenta il mezzo più efficace, in termini di costi, per assicurare la sicurezza energetica e diminuire le emissioni di inquinanti, compresi i gas a effetto serra. L’elettricità, come vettore energetico più efficiente, è destinata a ricoprire un ruolo fondamentale nella realizzazione del potenziale di efficienza nel medio e lungo periodo. I settori a maggiore potenziale sono quelli residenziale e il trasporto, caratterizzati da tecnologie mature ma con una penetrazione sul mercato spesso ostacolata da barriere non economiche. In tali settori, le tecnologie elettriche rappresentano un catalizzatore importante per la diffusione dell’efficienza energetica, e dovrebbero essere promosse attraverso la rimozione delle distorsioni di mercato e un maggiore supporto all’innovazione. Simulazioni e studi eseguiti dalla Commissione Europea evidenziano come l’aumento di utilizzo del vettore elettrico, attraverso tecnologie quali le pompe di calore e il trasporto elettrico (su strada ma anche su rotaia), possono incrementare l’efficienza complessiva dei sistemi energetici. Nel far ciò si riducono sia i costi dell’energia per i consumatori sia i costi ambientali per la società nel suo complesso. In tutti questi settori, l’Italia ha già intrapreso da tempo il proprio percorso di decarbonizzazione, impegnandosi a promuovere politiche volte contrastare i cambiamenti climatici, e importanti risultati sono stati già ottenuti, sia in termini di sviluppo delle fonti rinnovabili che di aumento dell’efficienza energetica. Ora è di importanza fondamentale capitalizzare quanto conseguito, da una parte imparando dall’esperienza maturata, e dall’altra guardando, senza pregiudizi, al fermento di politica ambientale che popola altri Paesi, in Europa e fuori.

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