E’ in Direzione che si deve discutere, per cercare un’intesa

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Adesso bisogna pensare all’Italia, poi ci saranno Congresso e elezioni

Oggi la Direzione servirà per affrontare diversi temi, dall’intesa sulla legge elettorale alle riforme, prossima scadenza elettorale.

Sull’Italicum il Premier Renzi ha cercato di intervenire con aperture a modifiche, ha voluto così creare un clima nuovo, aperto ed inclusivo a confronto. Per questo una Direzione, sede per eccellenza in cui bisogna discutere, non altri. Non sui giornali dove sia Bersani che Speranza parlano con toni durissimi che sia tutto inutile, tutta una finta e che voteranno No al referendum perché la legge elettorale (tanto) non la cambierà mai.

Ma da quando non si tiene conto che delle assemblee di partito e delle successive decisioni bisogna comunque averne rispetto, sia quando si appartiene alla maggioranza che quando in minoranza? Lo hanno sempre insegnato sia D’Alema che Bersani. C’è questa opportunità, quella di poter migliorare l’Italicum. Ma a che gioco sporco stanno giocando quegli stessi dirigenti del Pd che chiedono prima di discuterne e poi, a poche ore di distanza della Direzione escono con affermazioni ed illazioni simili?

Non è in discussione od oggetto di critica l’eventuale dissenso sulla legge, ma lo è quello di non voler cercare soluzioni attraverso dialoghi e confronti, ma invece si continui ad impegnarsi per la spaccatura. Invece dell’impegno nel trovare sintesi ed accordi interni si mira a guardare la propria posizione più per la prossima fase congressuale che nel merito delle riforme e legge elettorale.

Già scritto, già detto ad ogni piè sospinto. Non è così che si scrivono le belle pagine della politica. I nostri grandi padri insegnano. Mai riversare i propri mal di pancia interni su qualcosa che fa parte della collettività, delle Istituzioni. Errore grande quello di pensare che silurare Renzi possa offrire maggiore spazio di manovra a tutti quelli che si sono sentiti, o si sentono, in pericolo di riconferma.

Non è così che funziona. Cari “compagni”, ed uso un termine a voi caro, state scrivendo una squallida pagina politica di cui la gente vi chiederà conto e ve lo ricorderà presto. Alle urne guarderà il simbolo Pd e cercherà altro dove porre la propria croce. E farà pagare a tutti, non solo a voi, la divisione interna che sta diventando un muro di errori e astio mai visto prima. Incapacità di leadership da parte del segretario? Ciò che si rende evidente è il rancore sin dai tempi della rottamazione, mai capito come termine.Una politica, la nostra, che ancora non è capace di guardare al cambiamento come opportunità e non come minaccia è ingessata. Non va da nessuna parte, anzi, val al macero. Anche peggio.

Siamo ancora in tempo, cerchiamo di attuare un sereno confronto e trovare al meglio unitarietà di intenti. Adesso occorre pensare all’Italia ed agli italiani. Poi penseremo al Congresso ed alle elezioni politiche. Là è il luogo dove misureremo i consensi. Non oggi, non al referendum o alla proposta di legge elettorale.

Diamo dimostrazione di essere cresciuti e capaci, sarà solo così che potremmo farcela. In nessun altro modo.

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