E il mondo guarda l’orrore

Siria
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Milioni di esseri umani sono ostaggi di un feroce dittatore, Bashar al-Assad, e di un capo tagliagole sanguinario, il “Califfo” Abu Bakr al-Baghdadi

Come Sarajevo. Peggio di Sarajevo. Aleppo, la vergogna del mondo. Di un mondo “libero” che da cinque anni assiste impotente o complice alla distruzione di un Paese, la Siria, e all’annientamento del suo popolo. Milioni di esseri umani sono ostaggi di un feroce dittatore, Bashar al-Assad, e di un capo tagliagole sanguinario, il “Califfo” Abu Bakr al-Baghdadi. In Siria operano quattro dei cinque Stati membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite – Usa, Russia, Francia, Gran Bretagna – e agiscono potenze regionali schierate su fronti opposti – Turchia, Arabia Saudita, Iran. Hanno saputo bombardare, ma non hanno liberato il popolo siriano dall’inferno.

Le organizzazioni umanitarie, i medici eroi che ancora operano ad Aleppo, hanno lanciato in questi giorni, in queste ore, appelli accorati ai grandi della Terra perché facciano tacere, almeno per 48 ore, le armi, permettendo così i soccorsi ai feriti, l’evacuazione di donne e bambini attraverso corridoi sicuri. Quelle voci disperate si sono perse nel clamore dei bombardamenti, incessanti che, anche ieri, hanno colpito un ospedale. Ad Aleppo sono imprigionati oltre 300mila esseri umani. Non hanno più niente. Manca l’acqua, i generi alimentari di prima necessità, il latte in polvere per i più piccoli, stanno finendo. Non c’è luce. Un inferno in terra. Creato dagli uomini: quelli che combattono strada per strada, e i loro mandanti che risiedono comodamente nei dorati palazzi del potere, a Riad, Ankara, Teheran.

Ma la vergogna di Aleppo interroga anche le nostre coscienze, quelle di cittadini europei. I tanto frequentati social sono pieni di filmati che arrivano da Aleppo: morte e distruzione, dolore e violenza senza limiti, entrano nei nostri computer, nei nostri smartphone in tempo reale. Nessuno può dire: non ho visto, non sapevo. E il “chiuso per ferie” non può valere come alibi per non far nulla, per assistere inerti allo scempio di vite umane perpetrato senza soluzione di continuità ad Aleppo. Gli assassini, sotto qualunque vessillo si mascherino, non vanno in vacanza. Dobbiamo saperlo mentre ci si prepara all’e s o do di Ferragosto. E avere il coraggio di guardare i volti dei bimbi di Aleppo, smarriti, impauriti, alla ricerca di un giocattolo tra le macerie delle case distrutte. Provare vergogna è un dovere. Come agire perché Aleppo torni a respirare.

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