E Il Fatto tace sugli insulti di Palermo ai giornalisti, complimenti

Il Fattone
grillo-travaglio

Fingono di non vedere i tratti illiberali e violenti del M5S

Che curiosa idea della libertà di stampa hanno i nostri amici del Fatto. Se qualcuno propone un filtro alla pubblicazione delle intercettazioni telefoniche, per evitare che i dettagli privati (e non penalmente rilevanti) della vita di un indagato (non di un condannato, sia pure in primo grado) vengano squadernati davanti a tutti, Travaglio grida al “bavaglio” e inscena eroiche campagne in difesa del diritto allo sputtanamento indiscriminato e senza replica di chiunque finisca, anche casualmente, anche per sbaglio, nei brogliacci di un’intercettazione.

Se invece il leader indiscusso del secondo partito italiano insulta dal palco tutti i giornalisti del Paese, mentre in platea i suoi militanti li prendono a sberle e spintoni, la notizia scompare dalla prima pagina e viene relegata all’interno, in un piccolo insignificante riquadro affogato fra articolesse di regime: “La Festa dei 5 Stelle acclama Raggi: zittiti i nemici interni”, “L’appello alla base e agli eletti: basta utopie, si fa sul serio”, “Un altro No e vanno a casa”.

Tanta intolleranza, tanta violenza verbale e da ieri anche fisica, tanto odio per le regole più elementari della civiltà democratica dovrebbero far riflettere tutti, indipendentemente dalla collocazione politica, e soprattutto gli amici, gli sponsor e i seguaci del M5s.

L’episodio di Palermo non è un caso isolato: basta aprire Twitter o Facebook per trovare migliaia di insulti e di minacce verso chiunque – inclusi alcuni giornalisti del Fatto – esprima un’opinione lievemente dissonante o riporti una notizia sgradita; sul Sacro Blog commentatori e cronisti vengono regolarmente messi alla gogna, con tanto di foto segnaletica; lo “Staff della Comunicazione” seleziona la presenza dei giornalisti graditi in tutti i talk show ed esclude gli altri (anche chi scrive queste righe fa parte della lista nera); non esiste alcuna forma di dibattito pubblico all’interno del Movimento, e chi osa chiederlo – come per esempio Pizzarotti – viene sospeso o espulso senza alcuna possibilità di replica.

I tratti violenti, autoritari e illiberali del M5s sono sotto gli occhi di tutti: ma molti, ahimé, fingono di non vedere, chiudono un occhio, fanno spallucce, sottovalutano e tollerano – “so’ ragazzi…”.

Ci auguriamo che costoro abbiano ragione, ma tutti i segnali, ahinoi, vanno nella direzione opposta. E sarebbe opportuno reagire prima che sia troppo tardi.

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