E’ da vecchia politica chiedere il Renzi bis

Sinistra pd
Italian premier  Matteo Renzi  at Galeoni room before the press conferece at Palazzo Chigi, Rome 10 July 2015, 
ANSA/GIUSEPPE LAMI

Il generale Agosto, nella vicenda politica italiana, produce due effetti: tranquillizza il quadro politico; ed eccita le fantasie di attori e comprimari

Il generale Agosto, nella vicenda politica italiana, produce due effetti: tranquillizza il quadro politico; ed eccita le fantasie di attori e comprimari.
Ogni anno è la stessa cosa, come l’aumento delle tasse locali o la cravatta che ti regalano a Natale. C’è perfino un che di piacevole e rassicurante, in questo eterno ritorno di chiacchiere, come quelle che sentivi, bambino, quando tutte le cose erano più belle. E dunque, non della stabilità politica qui ci si occuperà quanto delle parole antiche del dibattito agostano. Una soprattutto si è letta ieri, nel titolo dell’articolo di Tommaso Ciriaco su Repubblica: Renzi bis.
Non è una parola, per l’esattezza, è un’espressione. Che racchiude tutto un modo di pensare. Una filosofia politica. Un mondo, addirittura. “Renzi bis”: è il disegno attribuito alla sinistra del Pd, la quale, come tattica (nel senso leniniano del termine, mero avanzamento di posizione) avrebbe quella di “logorare Renzi”, con l’obiettivo via via di indebolirlo al punto di potergli imporre una diversa politica e dunque un nuovo assetto di governo.
Ora, che il governo Renzi possa indebolirsi è un’ipotesi, e non di scuola. Per qualcuno anzi è già così. Ma che uno con le caratteristiche di questo premier si lasci cuocere a fuoco lento questo sì che pare improbabile. Si vedrà. Ma tralasciando altre considerazioni politiche – tipo la sensatezza di un disegno che scaricherebbe sui suoi ideatori la responsabilità di elezioni anticipate – l’idea di un Renzi bis evoca pericolosamente quella del “rimpasto”, ottenuto magari attraverso una “verifica” da svolgersi attorno a un “tavolo” dei “rappresentanti dei partiti” se non addirittura di “esperti” – in una delle frequenti crisi di governo degli anni Sessanta si passò un’intera estate a discutere fra gli “esperti dei partiti” attorno a un nuovo programma che ovviamente finì per essere identico a quello del governo precedente che era caduto.
Ma forse no, un rimpasto non basta, pensano i più navigati della minoranza del Pd, ci vuole proprio un altro governo – ma sì – che abbia altre “priorità programmatiche” composto da “personalità di alto profilo” meglio se in grado “di parlare alla società civile” o finanche espressione di essa. Bisognerà certo verificare la possibilità di “convergenze”, pur senza pensare all’inarrivabile modello moroteo delle “convergenze parallele” (cos’era, il quadripartito di Rumor?) ma insomma si dovrà cercare una “mediazione” per garantire la “governabilità”.
Ora, a differenza del mondo dello spettacolo, dove è sinonimo di gran successo, in politica il bis non porta bene. Lasciamo andare i governi di tanti anni fa. Pensiamo invece al Prodi bis, al D’Alema bis, al Berlusconi bis (e tris, e quater…): sempre copie illanguidite del governo originale. Una maledizione, quella del bis, una parolina che precede di non molto l’inevitabile chiusura del sipario.
Ripescate un po’ di parole della Prima e della Seconda Repubblica (e gli esponenti della sinistra pd dovrebbero sapere, e gioirne, che quel vocabolario è andato in soffitta), ora possiamo riaprire gli occhi intorpiditi dai ricordi e sperare che l’estate politica, se questo è il dibattito, finisca presto. E che a nessuno venga in mente di proporre un “governo balneare”.

Vedi anche

Altri articoli