Due o tre cose che so di lei (della Francia del 6 dicembre)

Francia
Le Figaro

Considerazioni sul voto francese. Perché Fini sbaglia

Deux ou trois choses que je sais d’elle è un vecchio film di Jean Luc Godard (1967), più famoso per il titolo che per il film in sé: infatti  “due o tre cose che so di lei” fa pensare a una donna, mentre Godard parlava di Parigi. Delle sue trasformazioni. Del suo divenire. E della difficoltà che noi abbiamo nel capire i mutamenti delle cose, come delle persone. Di una donna, di una città. Di “lei”.

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Quali due o tre cose sappiamo della Francia del 6 dicembre 2015? Perché ne parliamo così tanto, di queste elezioni regionali (regionali!)? Perché tutti i giornali – e anche questo sito, ieri sera- parlano di shock, o di “choc”, alla francese?

 

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Di commenti ne abbiamo sentiti tantissimi. Non è il caso di farne qui un riepilogo. Due o tre cose bastano.

1. Fa impressione – era previsto, è vero, ma quando succede fa impressione – che un partito che ha un qualche legame ideologico, fosse anche solo una parentela lontana, con l’antisemitismo, il fascismo, la xenofobia, sia il primo partito di Francia. Il Paese della libertà e dei diritti dell’uomo.

Gianfranco Fini dice all’Huffington Post: “Il Front National nella versione di Marine, dopo il parricidio, non può essere in alcun modo etichettato come movimento estraneo allo spirito repubblicano. Veda, il fronte del fondatore era nostalgico dell’Algeria, di Vichy, della Francia petenista e colonialista, anti-semitismo compreso. La figlia ha determinato una mutazione genetica del fronte, mettendolo in sintonia con lo spirito profondo della Francia”. Vero. Il Fn di Marine non è quello di Jean Marie. Intercetta una domanda di nuovo (a cui dà una risposta sbagliatissima). Ma il Fn non è nemmeno An: è molto peggio.  E non giureremmo sul suo tasso di fedeltà alla democrazia, come invece fa Fini.

2. Fa impressione che i partiti “repubblicani” non siano riusciti a contenere il Front National ma che abbiano progressivamente perduto consensi e autorevolezz, che appaiano- e siano – vecchi. In fondo Hollande i suoi sono gli ultimi mitterandiani. Il socialismo francese una rottura generazionale non l’ha avuta. E poi fa impressione che dopo il voto continuino a non mettersi d’accordo per impedire la completa vittoria di Madame Le Pen.

3. Fa impressione che la risposta dei francesi alla carneficina del 13 novembre sia un premio al partito più bellicoso, intollerante e intimamente violento di tutto l’arco politico. Come se, ancora una volta, estremismo “chiamasse” estremismo. La spirale peggiore che si possa immaginare.

Le urne del 6 dicembre consegnano al mondo una Francia che non è quella che abbiamo conosciuto e amato. Pur sapendo che è un paese che è sempre stato zeppo di reazionari, il Paese della Restaurazione, dei Borboni e degli scandali della III Repubblica, di Vichy, del collaborazionismo, della guerra d’Algeria.

Però alla fine era sempre prevalsa “una certa idea della Francia”.

E aggiungiamo un quarto punto, il peggiore di tutti.

E’ che temiamo che dal “combinato disposto” (espressione che va tanto di moda) di crisi economica e angoscia per il terrorismo venga fuori questo: una specie di fascismo 2.0 senza manganelli ma con un pauroso riflesso “patriottico” che tanto assomiglia a qualcosa che abbiamo già visto fra le due guerre mondiali, all’irrazionalità al potere, al fastidio per la tolleranza e quindi della democrazia.

Queste sono due o tre cose che sappiamo della Francia del 6 dicembre.

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