Due mesi da volontario in Turchia, per vedere il mondo da un’altra prospettiva

SVEglia!
sve-turchia

Uno SVE è un’esperienza che tutti dovrebbero fare, sia per apprendere molto dal punto di vista umano e sociale che per entrare a contatto con il mondo del volontariato e svincolarsi da egoismo e invidia che caratterizzano le nostre vite

Mi chiamo Amodio, per tutti Amo, e in qualche riga desidero raccontare la mia esperienza con il Servizio Volontario Europeo.

Sono partito il primo febbraio 2015 alla volta di Gaziantep, una cittadina turca di quasi 1.900.000 abitanti, che si trova a ridosso di un confine caldo, a circa 130 Km da Aleppo.

Era la fine del 2014, mi trovavo in Irlanda del Nord per il Progetto Leonardo da Vinci quando decisi di candidarmi per questo progetto di volontariato della durata di soli 60 giorni.

Terminata la mia esperienza in Irlanda del Nord tornai in Italia all’inizio di gennaio 2015 già deciso a partire nuovamente per il Regno Unito. Accadde quello che mai mi sarei aspettato: una mail da parte di una associazione turca mi comunicava che ero stato selezionato e potevo partire per una nuova avventura di volontariato. Non ci pensai due volte, la mia risposta fu subito sì! Nel giro di pochi giorni tra malcontento di genitori, amici e parenti, preparai tutto e partii! Si trattava di soli due mesi, è vero, ma ero consapevole che stavo per andare in una nazione a me quasi sconosciuta e della quale sapevo ben poco. Il progetto era di tipo ecologico, “3R – Reuse-Reduce-Recycle” il suo nome, e con la mia formazione da infermiere non sapevo se sarei stato all’altezza. Accettai comunque la sfida. Non ricordo la notte prima della partenza come una notte di paura; è stata più che altro una nottata piena di curiosità per un viaggio tanto desiderato quanto inaspettato.

Quando, dopo un giorno di viaggio, sono arrivato a Gaziantep, ho incontrato un team di volontari fantastico e ho conosciuto un’associazione che, malgrado qualche sporadica normalissima défaillance nella programmazione delle attività quotidiane, è semplicemente fantastica. Oltre al progetto di natura ambientale, essa portava avanti anche un progetto sociale: tutti i volontari partecipavano indistintamente a ciascun genere di attività. Tra le principali: ci si recava settimanalmente in un liceo della città per promuovere metodi di riciclaggio dei rifiuti,  trattare tematiche di attualità tramite la proiezione di slide preparate da noi volontari; inoltre due volontari alla volta si recavano tre volte a settimana all’Ospedale Oncologico di Gaziantep per intrattenere bambini che dovevano sottoporsi a visite, cicli di chemio, ecc.; tra gli altri progetti molti volontari erano ogni giorno impegnati nell’accoglienza, presso la sede dell’associazione, di bambini e adolescenti rifugiati, per lo più siriani. In quest’ultimo caso, le attività ludiche con i più piccoli e le attività scolastiche con i più grandi miravano all’insegnamento di nozioni basilari di lingua inglese. Per le attività nel liceo è stata fondamentale la mediazione linguistica di volontari turchi nonché dei mentori stessi, per quella con i rifugiati, invece, la mediazione di volontari tunisini, i quali conoscevano e parlavano la lingua araba. Abbiamo svolto anche attività, che definirei, “occasionali”: restauro di una vecchia biblioteca e recupero di numerosi libri di testo finalizzati all’inaugurazione di una nuova sede; sono stati piantati degli alberi in alcune zone della città alla scopo di creare spazi verdi e favorire il recupero del rapporto uomo-natura; per alcune settimane abbiamo trascorso alcuni pomeriggi con un bambino diversamente abile che veniva a trovarci in sede.

Tutte attività che non richiedevano studi pregressi, master o diplomi particolari, ma solo una grande voglia di fare e la propensione al dialogo e alla socializzazione. Abbiamo operato in un contesto fantastico, fatto di volontari che provenivano da ogni zona d’Europa e del Mediterraneo: Spagna, Tunisia, Bulgaria, Germania, Polonia, Serbia, Italia, Bosnia, Ungheria, Armenia, Georgia e Giordania.

Un’ esperienza di Servizio Volontario Europeo, breve o lungo che sia, ti forma, ti permette di vedere il mondo da un’altra prospettiva. Ho conosciuto tanti ragazzi sognatori come me e lì, in quel contesto così lontano dal lusso, dalle nostre vite da europei occidentali, si impara ad osservare tutto alla luce di una semplicità ormai perduta. Ci si accorge che spesso le nostre giornate sono piene di problemi che in realtà sono solo il frutto dello stile di vita che multinazionali, modelli di consumo e pubblicità ci impongono e che noi accettiamo passivamente; pur pensando di essere fuori da questo mondo ne facciamo parte inconsapevolmente.

Uno SVE è un’esperienza che a mio avviso tutti dovrebbero fare, sia per apprendere molto dal punto di vista umano e sociale che per entrare a contatto con il mondo del volontariato e svincolarsi, anche se solo per poche settimane o mesi, da quell’egoismo, quell’invidia, quella corsa al lusso sfrenato, alla moda, all’ultimo modello di uno smartphone, che caratterizzano le nostre vite.

Il mio breve SVE, oltre che per la crescita umana e sociale che ha apportato in me, è stato fondamentale per rafforzare quel desiderio di impegnarmi nei confronti di chi quotidianamente vive in condizioni peggiori di noi. Un impegno questo che vorrei provare a portare avanti anche dal punto di vista professionale, vale a dire da infermiere.

Vedi anche

Altri articoli