Draghi arma il bazooka “no limits” contro la speculazione

Economia
epa05117696 Mario Draghi, President, European Central Bank, speaks during a panel session at the 46th Annual Meeting of the World Economic Forum, WEF, in Davos, Switzerland, 22 January 2016. The overarching theme of the Meeting, which takes place from 20 to 23 January, is 'Mastering the Fourth Industrial Revolution.'  EPA/JEAN-CHRISTOPHE BOTT

Il numero uno di Francoforte ha precisato che ogni speculazione contro l’Eurozona fallirà

Mario Draghi riarma il suo bazooka in versione ‘’no limits’’ e fa festeggiare di nuovo le borse. A conferma che il presidente della Bce è l’unico ad essere ascoltato e temuto dai mercati, tutte le piazze finanziarie sembrano tirare un sospiro di sollievo. L’ex governatore della Banca d’Italia ha infatti annunciato che mentre i tassi resteranno ancora un po’ a livello zero il Quantitative Easing dell’Eurotower verrà rafforzato a marzo.

Insomma, evocando la celebre frase del giugno del 2012 (‘whatever it takes’), il numero uno di Francoforte ha tenuto a precisare a tutti che ogni speculazione contro l’Eurozona, sia fatta attraverso un attacco ai titoli di stato o ad azioni e obbligazioni bancarie, fallirà. Se sul primo punto però il banchiere centrale ha sicuramente ragione, avendo aperto da tempo il suo ombrello salva-spread e avendolo allungato fino al 2017 per un importo complessivo che supererà i 1.500 miliardi di euro di acquisti di titoli sovrani, dall’altra potrebbe peccare di ottimismo.

Viviamo nell’età dell’incertezza e non c’è dubbio che andrebbero revisionati e cambiati tutti i Regolamenti e i Trattati europei che di fatto non garantiscono una tranquilla tutela del risparmio. E il rischio c’è, alla luce dei primi effetti che si stanno registrando a causa della miope attuazione della direttiva sulla Vigilanza centrale: essa è stata messa a punto e mandata a regime per quanto riguarda la prima gamba (il controllo della patrimonializzazione e della stabilità delle banche sistemiche, messo in capo a Francoforte), la seconda (le procedure di salvataggio degli istituti di credito, il famoso bail in in vigore da gennaio 2016), ma manca ancora del terzo asse d’appoggio, la tutela centrale dei depositi. Su questo punto ruota tutta la speculazione possibile, laddove nessun risparmiatore oggi in Europa sa cosa e chi garantirà i suoi conti correnti, mentre conosce benissimo la fine che faranno i propri investimenti in caso di default della propria banca.

Oggi tiriamo un sospiro di sollievo fino alla prossima crisi ma non andrebbero per nulla ignorati gli ultimi dati, riportati dal Forex, e da un recente scritto di Guido Salerno, in cui si mette in luce come in Italia i dati Target 2, che indicano l’andamento di investimenti, pagamenti e bonifici transfrontalieri, abbiano fatto registrare in dicembre un segno meno (-249 miliardi di euro) superiore a quello di novembre. Non che si tratti di una fuga, come alcuni hanno sottolineato, ma sicuramente è un campanello d’allarme per coloro che ancora non credono come la nuova normativa sui salvataggi bancari possa produrre effetti negativi sul sistema economico italiano. Se i risparmiatori si sentiranno più tutelati ad investire in azioni, obbligazioni e a versare i propri depositi in banche del Nord Europa, ciò andrà a scapito del sistema creditizio italiano. E’ una valvola di sfogo che può mettere in difficoltà un intero paese e che necessita di essere messa a punto.

 

 

 

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