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Troppi politici, intellettuali e giornalisti stanno preparando anzitempo la beatificazione di Papa Bergoglio

Approfitto della ospitalità de l’Unità per fare alcune osservazioni critiche su Papa Bergoglio, per il quale troppi politici, intellettuali e giornalisti stanno preparando anzitempo la beatificazione. Con l’aiuto delle tv italiane, pubbliche e private, trasformate tutte in succursali di “Radio Maria”, ma anche di giornali laici e di sinistra. Valga per tutti l’intervista a Dario Viganò, prefetto per la Comunicazione del Vaticano, pubblicata con grande risalto e senza commenti da Il Fatto Quotidiano per gli ottanta anni del Pontefice: «Dal divorzio all’aborto alle coppie omosessuali, il Papa incontra tutti… Il Papa ha vinto. Il suo stile ha destabilizzato la Curia».

E preoccupa un sondaggio secondo cui l’82% degli Italiani avrebbe “fiducia” nel Papa (e non – ovviamente – nelle istituzioni e nella politica). Anche se non mi convince del tutto, visti i molti giudizi critici che sento fra amici e conoscenti, anche credenti e osservanti.

In effetti, quando diventa Papa, Bergoglio porta aria nuova. Appare deciso a riportare moralità in un Vaticano travolto dagli scandali ed assume posizioni coraggiose sui mali del mondo, la miseria, il dramma degli immigrati. Oltre tutto, è un uomo simpatico e vive senza sfarzo. Anche sui temi “eticamente sensibili” – come rimarca Viganò – Bergoglio sembra voler innovare (famoso il «chi sono io per giudicare?» a proposito degli omosessuali).

Il problema è che il Papa – forse perché più interessato ai problemi del mondo che a quelli dell’Italia – non sembra avere la capacità (o la volontà) di dare concreto seguito ai suoi clamorosi annunci. Così, egli dichiara solennemente di voler riportare ordine e onestà nella Curia e nelle questioni finanziarie del Vaticano, ripulendo – se non eliminando – lo IOR. Ma dopo tre anni la riforma della Curia va avanti a rilento, mentre lo IOR è ancora al suo posto.

Bergoglio denuncia il lusso eccessivo in cui vive la Curia, ma il Cardinale Bertone continua ad abitare nel suo sfarzoso attico, di proprietà del Vaticano e ristrutturato in parte con i soldi del Bambin Gesù. Sui diritti, il teologo Walter Kasper definisce «urgentissima» una nuova “Dichiarazione” papale su matrimoni e famiglie miste, ma i vaticanisti stimano che ci vorranno ancora 2 o 3 anni. Sui migranti, Bergoglio condanna giustamente gli egoismi ed invita ad accogliere tutti. In questo caso prende anche un impegno preciso: ogni parrocchia italiana, promette, ospiterà almeno una famiglia di migranti. Ma i numeri che filtrano dalla Caritas dicono che l’appello del Papa è stato accolto da pochissime delle 25mila parrocchie italiane (ad esempio, le 334 parrocchie di Roma ospiteranno un totale di 170 immigrati).

Nei rapporti con lo Stato italiano, Bergoglio si impegna a non intervenire di persona ma poi lascia che i Cardinali parlino e contrastino con forza le leggi non gradite, in particolare quella sulle unioni civili. E i Cardinali non si fanno pregare e perseverano in una linea di totale chiusura sui diritti e sovente di disprezzo che chi si batte per conquistarli. Valga per tutti l’esempio del Cardinale Paglia che, appena nominato presidente del Pontificio Consiglio della Famiglia, attacca in modo volgare i sostenitori della eutanasia: vogliono soltanto la possibilità di liberarsi dei vecchi poveri e malati. Ovviamente, le citazioni potrebbero essere assai numerose. Qualche volta, tuttavia, il Papa non si trattiene. Cito solo alcuni suoi interventi dell’ultimo anno.

Novembre 2015. Rivolgendosi ai medici: «Siate coraggiosi, capaci di scelte controcorrente, fino ad arrivare, in casi particolari, alla obiezione di coscienza»; «non è lecito fare fuori una vita umana per risolvere un problema». Giugno 2016. A proposito delle unioni civili: l’obiezione di coscienza deve essere garantita perché è un diritto, e questo vale anche per il funzionario pubblico, che è «una persona umana».

Ottobre 2016. Parlando a Tbilisi, Papa Francesco si scaglia contro la teoria del gender e il divorzio. Alcune frasi salienti: il gender «è una guerra mondiale per distruggere il matrimonio»; «Ci sono colonizzazioni ideologiche che distruggono»; il divorzio «sporca l’immagine di Dio, perché Dio ha creato uomo e donna a sua immagine e quindi l’uomo e la donna che si fanno una sola carne sono l’immagine di Dio»; «Si deve fare di tutto per salvare il matrimonio, la cosa più bella che Dio ha creato»; «Chi paga le spese del divorzio? Pagano i due, paga Dio e pagano i figli, non sapete quanto i bambini soffrono».

L’intervento più clamoroso di Bergoglio è stato, a mio avviso, quello contro Ignazio Marino (18 settembre 2015). Il Papa è infastidito dai tentativi del sindaco di Roma di ottenere la sua “protezione”. Ma soprattutto non può perdonare a Marino di avere istituito a Roma i registri dei testamenti biologici e delle unioni civili, spingendosi fino a celebrare “le nozze” di due omosessuali: nella capitale del Cattolicesimo mondiale! Così, quando Marino commette l’imprudenza di farsi trovare in prima fila fra quanti accolgono il Papa a Filadelfia, il Papa decide di “affondarlo”. Sull’aereo che lo riporta a Roma “si fa chiedere” da un giornalista (uso le virgolette per descrivere un espediente ben noto per chi, come me, si è occupato a lungo di uffici stampa) se aveva invitato il sindaco di Roma. E risponde quasi con rabbia: «Io non l’ho invitato. È chiaro?». Un colpo mortale per un sindaco già molto traballante per altre e complicate ragioni; una vicenda deplorevole con un Papa che “si vendica”.

Ma la scelta più grave e imperdonabile di Bergoglio è quella di nominare alla Segreteria vaticana per l’Economia il Cardinale australiano George Pell. Toccano a Pell i compiti di preparare il budget annuale e di organizzare i controlli. Il Prefetto riferisce direttamente al Papa ed ha un ruolo equivalente a quello del Segretario di Stato. La nomina avviene nel febbraio del 2014, quando ormai è noto a tutti che Pell è sotto inchiesta, in Australia, per aver protetto una serie di preti pedofili e in particolare un suo intimo amico, Gerald Risdale, condannato fin dal 1994 a 19 anni di carcere per aver abusato di 54 bambini.

Una situazione che si fa insostenibile quando la commissione, nominata dal governo australiano per indagare sugli abusi sessuali da parte di ecclesiastici, chiede di ascoltare il Cardinale Pell. Questi adduce motivi di salute, per cui le due successive audizioni (ciascuna di 4 ore, nel cuore della notte per Pell a causa dei fusi orari) si svolgono per teleconferenza: la commissione a Sidney, Pell nel suo appartamento a Roma, situato in un complesso (la “Casa Australia”) che comprende un albergo e un ristorante (ma anche una chiesa, per cui presumibilmente non paga l’IMU). Più di recente, due australiani hanno accusato lo stesso Pell di avere abusato di loro quando era un giovane prete.

E in questo caso la polizia australiana è venuta a Roma per interrogare personalmente il Cardinale. Una vicenda dinanzi alla quale il Papa avrebbe dovuto destituire Pell dal suo incarico, magari utilizzando quelle stesse “ragioni di salute” per le quali il Cardinale rifiuta di tornare in Australia. Del resto, Bergoglio era stato preceduto, nel 2002, da papa Wojtyla, che sottrasse alla giustizia americana il cardinale Bernard Francis Law, al centro del colossale scandalo dei preti pedofili nella sua ex diocesi di Boston, drammaticamente ricostruito dal film Spotlight , vincitore dell’Oscar 2016.

Law fu destituito dal Vaticano dalla diocesi di Boston (costretta nel frattempo a dichiarare bancarotta per i salati risarcimenti pagati alle vittime degli stupri) ed “elevato” alla dignità di arciprete della Basilica di Santa Maria Maggiore, a Roma. Compiuti gli 80 anni e andato in pensione, Law vive riservatamente a Roma, in un appartamento prudentemente situato all’interno della Città del Vaticano.

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