Dove nasce la libertà

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Fate una società senza cultura, spargete odio e ideologia, distruggete memoria, abituate a considerare un nemico chi non la pensa come voi e state certi che prima o poi si finirà tutti con la stessa camicia addosso e obbligati a seguire una sola religione, un solo credo politico.

Mi è capitato di rivedere, per ragioni di lavoro, una trasmissione televisiva della metà degli anni novanta.

Un programma poco ricordato, come succede spesso alle cose belle del mondo. Si intitolava Eppur si muove ed era condotto da due geni, lievi e liberi, come Indro Montanelli e Beniamino Placido.

Si occupavano del carattere degli italiani, parlando, solamente parlando. Erano colti, imprevedibili, pieni di storie e di vita. Erano liberi, irregolari, pur se mossi da valori forti e inossidabili, primo tra tutti l’onestà personale e intellettuale. Considero un grande privilegio della mia vita averli potuti conoscere e ascoltare. Aver goduto della loro stima mi fa essere più certo del cammino fatto. Placido, uno dei più spettacolari e geniali intellettuali italiani, era capace di contaminare ogni cosa con la sua curiosità, grande come una piantagione. Gli piaceva tutto, della vita. Sapeva di arte, di cinema, di letteratura, di pop e di Rinascimento, di fumetti, di televisione e di storia. Era un uomo vivo ed era gentile e divertito. Montanelli era geniale, forte, un vero liberale e solo lo sciagurato settarismo di una certa sinistra lo poté concepire come un nemico, fino a sparargli alle gambe.

Ricordo la sua emozione quando venne alla Festa de l’Unità di Modena, nel 1994, e fu accolto da un’ovazione. C’era, in quell’applauso, il segno della positiva trasformazione, anche culturale, del popolo della sinistra. Ma c’era anche un antico riflesso, quello che spinge, ancora oggi, a dividere il mondo tra buoni e cattivi. I buoni sono quelli che la pensano come te, i cattivi tutti gli altri. Così, nel passato, anche dei moderati e dei liberali sono stati, dalla sinistra, etichettati come fascisti. Più recentemente Berlusconi ha fatto lo stesso, collocando persino Enzo Biagi tra i comunisti.

Ora il medesimo errore lo compiono movimenti populisti che tracciano una linea, senza distinguere storie, biografie, senza accettare la diversità, che è la bellezza della vita. E senza accettare i cambiamenti, quelli prodotti dal dubbio e dalla necessità di adattare le proprie convinzioni al mutamento del tempo storico. Sforzarsi umilmente di capire il proprio tempo è, spesso, il miglior modo di essere fedeli ai propri valori fondamentali.

Placido e Montanelli, a riascoltarli oggi, sembrano dei marziani o degli angeli. Amavano le parole, le storie, il dubbio, che spesso dichiaravano esplicitamente. Chi li ascoltava era chiamato ad un silenzio interiore, come un viaggio di notte, sotto un cielo stellato. In un tempo in cui tutti gridano certezze fatte di cenere e polvere, la riscoperta del dubbio e del fascino di ogni contaminazione culturale, da quello dei generi a quello delle culture, è ossigeno. La libertà nasce lì.

Tutti gli Isis del mondo e della storia hanno bruciato i libri e distrutto i luoghi come Palmira perché sanno che le idee e la storia e la coscienza di essa sono il loro principale nemico. Fate una società senza cultura, spargete odio e ideologia, distruggete memoria, abituate a considerare un nemico chi non la pensa come voi e state certi che prima o poi si finirà tutti con la stessa camicia addosso e obbligati a seguire una sola religione, un solo credo politico. Non rifiutate mai la complessità, non accettate mai le distinzioni manichee, abbiate curiosità dell’altro da voi. Siate “irregolari”, liberi, aperti, perseguite l’umiltà dell’intelligenza, che è il contrario dell’arroganza degli stupidi. Cercate ancora.

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