Dove c’è amore lì c’è una famiglia

Unioni civili
Un momento della festa in Campidoglio per il Celebration Day nel corso dellaz qualei si iscrivono collettivamente nel registro delle unioni civili coppie di omosessuali e eterosessuali. In sala della Protomoteca, davanti ai consiglieri celebranti, uomini e donne si sono baciati, scambiati gli anelli e hanno pronunciato i loro "sì". Nella sala ad assistere alla cerimonia ci sono parenti e amici dei protagonisti della giornata, anziani e bambini, che applaudono emozionati, Roma, 21 Maggio 2015.ANSA/ MASSIMO PERCOSSI

Due grandi equivoci sono alla base del Family Day e del dibattito sulle unioni civili. Ecco quali

E due. Dopo aver visto sfilare una settimana fa #svegliatitalia, Roma ha infine accolto ieri anche il Family Day. Un altro successone, al di là della fantasia sui due milioni di manifestanti. Comunque un bel mare festoso con striscioni, cartelli, slogan, e due grossi equivoci.

Il primo è la confusione, creata anche dai soliti errori di comunicazione da manuale di autolesionismo, sulle Unioni civili sequestrate come qualcosa di oscuro, di misterioso, quasi il secondo Sacco di Roma dopo il 24 agosto 410 quando i Visigoti di Alarico I conquistarono la città e sant’Agostino nel De civitate Dei descrisse l’evento come il segno della prossima fine del mondo o della punizione che Dio infliggeva alla capitale del paganesimo.

Il secondo equivoco è la pretesa titolarità degli organizzatori della difesa della famiglia e dei figli. Eppure dobbiamo a Papa Francesco l’aver rilegittimato il primato dell’amore spiegando che dove c’è amore c’è misericordia e c’è anche una famiglia, ed è questa la bellezza dell’umiltà, dell’ascolto, della ricerca, della fede. Quante volte il Papa delle periferie ha chiesto cambiamenti, di farsi carico del peso epocale delle sfide lanciate alla Chiesa e al mondo? A chi serve continuare nel piccolo cabotaggio con formule e appelli sopravvissute alle battaglie trasversali per la legge sul divorzio e quella sull’aborto, tra le più importanti conquiste della nostra storia repubblicana? Andare in piazza come se fossimo allo scontro di civiltà?

Sarebbe bello poter fare tutti un passo in avanti per non esser più dominati dal passato e misurarsi piuttosto sulla sostanza, sulla concretezza della tutela delle famiglie che per la prima volta è nella riduzione delle tasse, negli 80 euro in più in busta paga, nella cancellazione della tassa sulla prima casa, nei bonus bebè, nelle misure di contrasto alla povertà. L’ultima cosa che serve a questa nostra Italia in grandissimo ritardo sui diritti per tutti, è l’anacronistico derby che sigilla ogni spazio di confronto tra difensori della famiglia tradizionale e i modern family, gli alternativi di sabato scorso. Viviamo nel tempo in cui “la famiglia” non esiste più, ma esistono “le famiglie”, segno evidente di una trasformazione profonda della struttura delle nostre relazioni che sono complesse e complicate perché libere.

La prima cosa da fare, invece, è spingere lo Stato a colmare il vuoto discriminatorio tra coppie, e il Parlamento a concedere diritti e doveri a tutte le persone che si amano: dal regime anagrafico a quello patrimoniale, dagli obblighi di fedeltà all’assistenza reciproca, dalla coabitazione alle questioni inerenti l’eredità e la reversibilità pensionistica. E votare alla svelta la legge Cirinnà che, anche in tema di adozioni per coppie gay, è quanto di più limitato ci sia tra i Paesi democratici.

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