Dopo il sisma, una proposta

Terremoto
The Basilica of San Benedetto destroyed after the strong earthquake in central Italy, Norcia, Umbria Region, 30 October 2016.
ANSA/MATTEO GUIDELLI

Esiste una sola ragione per non farlo?

Vorrei avanzare una proposta. Nasce dalle immagini di questi giorni e dal trauma che scuotendo la terra ha mutato corso alle vite di decine di migliaia di persone. Paesi distrutti, frazioni che non ci sono più, un patrimonio di arte e civiltà da ricostruire. Allevatori angosciati dall’inverno che incalza. Famiglie senza casa, lavoro, stipendio. E la paura, l’incubo che non sia finita e che per altri mesi si debba convivere con quella roba ignota fino a ieri ma che ti porta via tutto in pochi istanti. Questo è accaduto ed è un miracolo se protezione civile, volontari e vigili del fuoco, sindaci e comunità abbiano saputo evitare che il numero delle vittime salisse oltre la cifra drammatica di fine agosto. La proposta è questa.

L a legge di bilancio è arrivata alla Camera e da lì inizia il suo iter. Ci sia un emendamento, uno dei tanti che il governo o i deputati presenteranno. E quell’emendamento dica una cosa semplice. Di quelle che si capiscono senza per forza aver studiato alla Bocconi. Si scriva su quell’emendamento che per gli anni 2017, 2018 e 2019 viene introdotta una tassa di scopo sul patrimonio immobiliare di pregio con relazione al reddito dichiarato o verificato dei proprietari. Si quantifichi il gettito aggiuntivo che ne deriverebbe e si stabilisca di destinarlo integralmente all’opera prioritaria di ricostruzione dei centri più devastati sulla base dei programmi concordati dal commissario del governo e dai presidenti delle Regioni interessate.

Si stima che il risparmio privato ammonti nel nostro Paese a una cifra di circa 8 mila miliardi di euro. Di questi, all’incirca 5 mila sono costituiti da case e immobili. Con un particolare che non dovrebbe apparire un dettaglio: più o meno il 25 per cento di quell’enorme dote appartiene a poco più del 5 per cento della popolazione con livelli di rendita molto spesso elusivi delle imposizioni fiscali.

Insomma, esiste ampio spazio d’intervento per un governo che scelga di trasmettere al Paese e alle vittime di questa tragedia un messaggio di equità e solidarietà. Sarebbe anche un monito all’Europa verso la quale fa benissimo il premier a reggere il punto. Ma anche quella vertenza sui margini di flessibilità trarrebbe forza e autorevolezza se accompagnata alla volontà esplicita di fare – come si dice – la nostra parte.

E per una volta non andando a chiedere soldi e sacrifici a quelli che ne hanno fatti fin troppi, ma a coloro che possono farlo senza che la cosa incida neanche per un grammo sulla loro condizione di vita. Tutto qui. Esiste una sola ragione per non farlo?

 

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