Con la svolta di Cuperlo si liberano i Sì di sinistra

Referendum
Gianni Cuperlo e Matteo Renzi
ANSA/ALESSANDRO DI MEO

E dall’altra parte Berlusconi diventa il leader del No

Le ultime 24 ore hanno segnato una vera e propria svolta nella campagna elettorale.

Il sofferto Sì di Gianni Cuperlo – un Sì tutto politico – non solo ridisegna la geografia interna del Pd ma è destinato a produrre un effetto psicologico molto forte nell’elettorato di riferimento del Pd stesso. La caduta del Muro cuperliano libera forze (e voti) che vanno ben al di là di seguaci del deputato triestino perché “sdogana” quei potenziali Sì finora non espressi per ostilità personale e politica nei confronti di Renzi: è come se da oggi si potesse votare Sì senza per questo essere renziani. La storia e la posizione di Cuperlo garantiscono chi si colloca alla sinistra di Renzi che votare Sì non è rinnegare la sinistra, quel che è stata e quel che è. Il fatto che il Sì non coincida più con il renzismo è un fatto nuovo, potenzialmente enorme.

Per pura combinazione la svolta di Cuperlo è avvenuta in concomitanza con una nuova scesa in campo di Berlusconi, che si è messo alla testa del “No di destra” riempiendo un vuoto di leadership vista la scarsa presenza di Salvini e degli altri, a parte il pittoresco Brunetta. Quindi, mentre il Pd si (quasi) ricompatta, dall’altra parte il capo degli avversari si chiama Berlusconi. Siamo dunque vicini al classico scontro centrosinistra contro centrodestra. Un elemento di chiarezza. E la chiarezza aiuta.

Non è un caso se Renzi, chiudendo la Leopolda, l’abbia raccontata così: quelli del No vogliono solo tornare al potere. Berlusconi in questo senso è l’emblema della squadra del No. Poi, l’elenco ciascuno può farlo. Ci può mettere dentro il nervoso D’Alema o l’incongruo Mario Monti. O Bersani, che con il No vorrebbe riprendersi il Nazareno, il Partito.

I bersaniani non usano in pubblico la parola “traditore” ma lo stato d’animo è quello. A differenza loro, Cuperlo ha trattato, trattato e ancora trattato e infine ha portato a casa una cosa che pochi prevedevano: la possibilità non di ritoccare l’Italicum ma addirittura. di stravolgerlo. Certo, non si sa come finirà, se con i collegi uninominali o le liste, se col ballottaggio o col turno unico. Ma tutto è diventato possibile.

Oggettivamente, è un risultato, per Cuperlo, quasi incredibile, se si pensa che solo fino a pochi mesi fa Renzi diceva “l’Italicum non si tocca”. Evidentemente, la politica, cioè l’arte del possibile, è stata più forte dei totem.

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