Dopo aver gufato contro l’Expo il Fatto gufa sul Giubileo

Il Fattone
VATICAN CITY, VATICAN - MAY 01:  Ageneral view of St. Peter's Square during the John Paul II Beatification Ceremony held by Pope Benedict XVI on May 1, 2011 in Vatican City, Vatican. The ceremony marking the beatification and the last stages of the process to elevate Pope John Paul II to sainthood was led by his successor Pope Benedict XI and attended by tens of thousands of pilgrims alongside heads of state and dignitaries.  (Photo by Franco Origlia/Getty Images)

Speculare sul terrore è errore gravissimo, perché fa male a tutti senza avvantaggiare nessuno

Dopo aver gufato per un anno intero contro l’Expo, per la verità senza troppo successo, ora tocca al Giubileo: il catastrofismo apocalittico del Fatto, come accade con ogni sostanza stupefacente, necessita di dosi sempre più massicce per mantenere desta l’attenzione del pubblico.

Oggi la prima pagina del giornale di Travaglio sembra un bollettino di guerra: e la guerra non è a Parigi, ma a Roma. “Anno santo, anno zero” è il titolo di apertura: “Roma senza soldi, senza governo e con tanta paura”. L’occhiello non lascia scampo: “Capitale spaventata e impreparata, mentre il Papa rifiuta ogni protezione”.

Seguono, subito sotto, tre titoli che dovrebbero, si fa per dire, approfondire il tema: “Mancano 19 giorni e il provvedimento per i fondi resta un fantasma”, “Mr. Tronca, molte messe e pochi fatti: dai miracoli Expo al pantano capitale”, “Piazza San Pietro e le altre basiliche semideserte: più fucili che fedeli”.

Non manca, per fortuna, la nota comica affidata all’editoriale del direttore: “Aridatece Marino”. Ora, che anche l’Italia diventi il bersaglio di un attentato è purtroppo possibile, e secondo molti analisti persino probabile. E’ anche possibile che le misure di prevenzione e di sicurezza non siano ancora sufficienti, e che si possa e si debba fare di più: del resto, contro una minaccia così devastante e oscura niente è mai abbastanza. Ed è legittimo, e anzi doveroso, criticare e denunciare le eventuali mancanze, i limiti, gli errori delle autorità competenti, nella speranza che vengano corretti. Ma speculare sul terrore a me pare un errore gravissimo, perché fa male a tutti senza avvantaggiare nessuno.

A che serve soffiare sul fuoco dell’ansia e del panico, dipingere una capitale “con tanta paura”, sottolinearne lo “spavento”? Dobbiamo chiuderci tutti in casa, vivere barricati, imbottirci di ansiolitici e aspettare che passi? La polemica politica è il sale della democrazia, ma la paura – il più incontrollato dei sentimenti – è il suo nemico più insidioso.

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