Donald Trump e la scomparsa dell’elefantino repubblicano

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Cosa c’è dietro la scomparsa dell’elefante nello show di Trump

Guardavamo agli States come al Paese nel quale la politica sapeva tenere ben saldo il legame con i simboli della propria storia di democrazia bipolare: l’asino e l’elefante, i democratici e i repubblicani. Non come da noi dove, consunti forse dalla storia, sono di volta in volta finiti in soffitta, gli antichi simboli del socialismo, del comunismo e del cattolicesimo (garofano, falce e martello, scudo crociato) e anche le varie specie di piante che essi erano state generate (la quercia, l’ulivo ma anche la moltiplicazione degli scudi, per intenderci).

Un destino simile, cioè di essere messo in soffitta, lo sta correndo ora l’elefante, storico simbolo del partito repubblicano. Trump non lo ama tanto ed è in sostanza scomparso dalla scenografia della Convention che sta per eleggere Donald Trump candidato per la corsa alla presidenza degli Stati Uniti. Nessun richiamo esplicito al partito né sul palco né in sala.

Nel primo giorno del raduno tutto è stato costruito per esaltare la figura del candidato e di sua moglie, grande protagonista che, superando in sfacciataggine lo sposo candidato, ha fatto suo un testo di Michelle Obama, peraltro molto conosciuto.

I cronisti descrivono una sala entusiasta nella quale gli slogan sono stati gli stessi della campagna elettorale. È semmai fuori dal tempio che l’elefantino fa la sua ricomparsa, tra i delegati di base e gli elettori che provengono dell’America profonda e repubblicana. Imbracciano chitarre o si addobbano con giubbotti e cinture con l’elefante in bella mostra, mostrando i segni di antiche dispute tra gli animali del bipolarismo.

I commentatori ci spiegano che dietro la scomparsa dell’elefante c’è l’evidente tentativo di Trump di marginalizzare il gruppo dirigente del partito repubblicano proprio attraverso l’eliminazione dei suoi simboli. Sia l’elefante sia l’asino sono dello stesso autore, il vignettista Thomas Nast. Per primo disegnò l’asinello (1828) poi l’lelefantino ( 1874).

Se l’elefante repubblicano è momentaneamente messo in soffitta negli States, da noi, per fortuna, l’elefantino continuerà a imperversare sul Foglio. Anche quello di casa ha la fama e la stoffa del gran conservatore. Ma almeno è bravo e mi è simpatico.

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