Domani è in gioco non solo il diritto di uscire, ma il dovere di restare

Brexit
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Non fatelo per noi, fatelo, piuttosto, per voi stessi: una nazione che ha sempre guardato a un futuro come una piattaforma per l’innovazione

Spes contra spem, come gli antichi romani erano soliti dire: significa “sperare contro ogni speranza”, osare di sognare. Mi viene in mente questa esortazione quando si pensa al referendum Ue in Gran Bretagna, un voto che offre una scelta precisa: o rimanere in Europa, come speriamo succeda, o lasciarla.

Nella mia mente, come tutti voi, posso vedere il volto sorridente della deputata Jo Cox, la sua vita dedicata a grandi cause, la fotografia con suo figlio mentre osserva la luce del sole attraverso una radura di alberi; la sua morte senza senso. Riesco a vedere anche la forza e la dignità di una democrazia che può essere divisa – amaramente – su tutto, ma che tuttavia diventa unita e forte di fronte l’odio, l’impensabile, l’assurdo.

Visto dall’Italia, un voto per lasciare l’Europa non sarebbe un disastro, una tragedia o la fine del mondo per voi nel Regno Unito. Sarebbe peggio, perché sarebbe la scelta sbagliata. Sarebbe un errore per il quale voi elettori per primi paghereste un prezzo molto alto. Perché chi vuole davvero una Gran Bretagna piccola e isolata?

Se c’è una cosa che gli inglesi non hanno mai fatto di fronte a una sfida che riguarda il loro futuro, la loro identità, è fare la scelta sbagliata. Una Gran Bretagna meno grande di quello che è ora andrebbe contro ogni logica di coloro che vogliono uscire. Vorrebbe dire scambiare l’autonomia per la solitudine, l’orgoglio per la debolezza e l’identità per l’autolesionismo.

L’Ue nello stesso tempo limita e sostiene i suoi Stati membri. Questo è il suo lavoro come istituzione. Si può capire perché. E alla fine la scelta è vostra: la scelta, fatta liberamente e democraticamente, del popolo britannico – a cui non è facile dare lezioni di libertà e la democrazia.

Ma domani non è solo il diritto di uscire, ma il dovere di restare che è in gioco. E credo che in passato sia stato nella ricerca di una “Gran Bretagna” che questa isola ha trasformato se stessa in un faro per cooperazione, impresa, apertura, energia e innovazione.

Perché non prendere lo slancio generato da questo voto e sfruttarlo per chiedere un’Unione Europea più efficace, che lavori meglio e che meglio riconosca il carattere individuale dei mercati dei Paesi che la costituiscono?

L’Unione europea non è solo la risposta pacifica a secoli di guerre nel nostro continente. È anche uno strumento – che può essere migliorato – per trasformare le nostre debolezze individuali in una forza comune. Il problema non è che lo fa troppo, ma che lo fa troppo poco – e che i singoli Paesi sono troppo spesso lasciati soli a gestire i loro problemi. No, non c’è un super Stato a Bruxelles, nessun droghiere pedante che misura i cetrioli e vive di acronimi arcani ed esigente che oscurano realtà. La Gran Bretagna può davvero aver paura di questa caricatura?

Ci troviamo di fronte a sfide di proporzioni immense, finanziarie ed economiche, come il denaro e il potere che si sposta ad est; sociali, come la disuguaglianza che cresce ancora, con fasce sempre più ampie della popolazione nella morsa dalla povertà.

Sul fronte della sicurezza, le minacce terroristiche provengono dalle nostre città e periferie piuttosto che dalle parti più remote del mondo. Sul fronte demografico – più che democratico – con il movimento inarrestabile di persone, non ci sono isole, barriere significative o confini. E politicamente, c’è l’aumento di vari tipi di populismo che mirano ad abbattere e corrodere i vincoli delle nostre comunità.

Quindi non fatelo per noi. Siamo solo felici di essere nell’unione con voi. Fatelo, piuttosto, per voi stessi – il vostro obiettivo: sia la storia di una nazione che ha sempre guardato al di là di se stessa, e ad un futuro come una piattaforma per l’innovazione, che tutti invidiamo e ammiriamo.

Non verrete convinti o spaventati nella vostra scelta da richieste o insulti. Come inglesi, sarete sempre all’altezza della situazione. Non camminerete mai da soli.

Noi europei rispetteremo la vostra voce, la vostra scelta, la vostra decisione. Ma questa decisione non è mai stata in passato quella di ritirarsi o di tornare indietro.

Faremo il tifo per la Gran Bretagna in Europa. Non solo perché rimarrete con noi, ma perché, come dicevano gli antichi romani: Sibi constet. Siate risoluti, siate fedeli a voi stessi. Rimanete.

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