Do you remember Aylan?

Community
epa04920447 A picture made available on 08 September 2015 shows Moroccans adopt the position of the lifeless body of Syrian three-year-old Aylan Kurdi, who drowned while fleeing the Syrian war, during a rally to pay tribute to the little boy on a beach in the capital Rabat, Morocco, on 07 September 2015.  EPA/STR

La foto di quel piccolo corpo ha davvero cambiato la storia? Oggi la velocità sembra travolgere tutto e molti altri bambini continuano a morire senza che nessuno ne parli

Nei giorni di Aylan non avevo parole, e non ne ho avute a lungo. Forse perché quella foto mi era arrivata nel modo peggiore, prima della notizia e attraverso una notifica, una specie di pugno. Ma avevo un pensiero e insieme un dubbio, fortissimi. E cioè che sì, tutto vero, ci sono state foto che hanno fatto la storia, su tutte quella della bambina e del napalm, e spesso le immagini hanno più potere di cento, mille summit.

Ma il mondo nel quale quelle foto arrivavano non era subissato, inondato di immagini come il nostro oggi. E per questo la foto atroce di quel bimbo con la maglietta rossa avrebbe sì smosso le coscienze e certamente lo ha fatto, a partire da quella di Angela Merkel, ma quanto a lungo, in una società abituata a digerire tutto e il peggio alla velocità della luce?

Oggi siamo di fronte alla notizia di altri bimbi morti affogati, di altre foto storiche possibili. Il mio brivido e sicuramente quello di tutti è lo stesso, solo che stavolta quella notizia e quelle immagini hanno una rilevanza minore, sui siti e nei tg. E non sento strali né richieste di riunioni d’urgenza a Bruxelles. E insieme, piccole ma costanti come gocce, arrivano ogni giorno notizie di nuovi muri che vengono su, di Paesi della civilissima Europa che hanno detto e poi non fanno, e di altri che non hanno mai smesso di dire no. E quel dubbio torna su come un rigurgito, ma questa volta insieme a una risposta, la peggiore purtroppo. E cioè che Aylan forse la storia l’ha cambiata, ma a conti fatti non più a lungo di qualche settimana.

Del resto come potrebbe essere diverso in una società in cui la velocità raccoglie ogni giorno più esegeti? Forse prima o poi sarà il caso di fermarci a riflettere sulle controindicazioni, di tutta questa velocità. E di iniziare a coltivare un dubbio, dal quale come diceva Cartesio origina la saggezza. E, tornando al principio, a dubitare del fatto se sia stato sicuramente giusto o sicuramente utile mostrarci quel corpicino in ogni possibile salsa. Perché delle due l’una, o abbiamo visto troppo Aylan, o troppo poco quelli senza nome che continuano ad affogare nel nostro mare. Con l’altro, nuovo e fastidioso dubbio che comincia ad affacciarsi adesso, e cioè che tutto quel mostrare, al netto della fiammata, non sia in fondo servito, tra l’altro, anche ad assuefarci e dunque a renderci in qualche modo immuni, in un sol colpo, a quella roba lì. Ma questa è un’altra storia.

Scrivi la tua opinione su Unità.tv

Vedi anche

Altri articoli