Divorzio Rai-YouTube: perso un milione di euro

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Quarantaquattro tra funzionari e dirigenti di Rai, società del gruppo Mediaset, La7 e Infront sono indagati a Roma nell'ambito di un'inchiesta sull'affidamento di lavori e servizi in cambio di utilità come soldi e assunzioni. La Guardia di Finanza sta eseguendo 60 perquisizioni, Roma, 17 Giugno 2015. ANSA/ FABIO CAMPANA

Il divorzio da YouTube doveva rappresentare il punto di svolta per rivedere completamente il rapporto della Rai con la rete: cosa è stato fatto in 18 mesi?

Sono passati 18 mesi da quando l’allora direttore generale Rai, Luigi Gubitosi, decise di rompere i rapporti con YouTube. Quel divorzio di giugno 2014 è costato alla Rai 700mila euro di introiti annui in meno, quindi fino ad oggi oltre un milione di euro persi.

Il servizio pubblico ha rimosso tutti i video che si trovavano sulla piattaforma, ritenendo svantaggioso concedere a YouTube la commercializzazione dei suoi contenuti e puntando a vendere direttamente la pubblicità sui filmati. Una scelta controversa: sullo strumento online più usato per la visualizzazione di filmati, il motore di ricerca di YouTube che fa parte della piattaforma Google, la Rai non c’è.

Eppure il servizio pubblico non è un network a pagamento né una tv commerciale, ma l’emittente pubblica il cui obiettivo è quello di rendere disponibili i propri contenuti a più persone possibili, anche perché quelle persone pagano il canone. YouTube, peraltro, rappresenta un riferimento soprattutto per il pubblico più giovane, quello che si tiene più alla larga dai prodotti Rai, sul quale il servizio pubblico fatica a trovare una strategia.

La chiusura di “Ghiaccio Bollente” rappresenta solo l’ultima conferma delle difficoltà di Viale Mazzini di rapportarsi con gli interessi dei giovani. La scelta di uscire da YouTube quali benefici ha portato all’azienda in questi 18 mesi? Quali introiti ha prodotto in più per il sito della Rai? La perdita di oltre un milione di euro è stata compensata? Cosa ha fatto nel frattempo la Rai per valorizzare i suoi contenuti? Sono domande che ho posto direttamente a Viale Mazzini, con un’interrogazione parlamentare in Vigilanza.

Proprio alcune settimane fa è stato annunciato l’accordo tra YouTube e Mediaset. Un accordo arrivato dopo una lunga battaglia legale, con le tv di Berlusconi che avevano avanzato una richiesta danni plurimilionaria. Anche il Biscione, quindi, ha valutato la strategicità di accordarsi con il canale di video online più visto al mondo. La Rai, che ha presentato nelle settimane scorse la nascita della nuova direzione Rai Digital, quali strategie ha sulla rete? I portali Rai.tv e Rainews stentano. Sembrerebbe difficile da credere, ma il sito di informazione Rai è molto lontano dai volumi di traffico e di interesse dei siti dei quotidiani. La Rai, che conta su centinaia di giornalisti e una mole incredibile di materiali informativi prodotti, non riesce a concorrere minimamente con portali come Repubblica.it e Corriere.it, per fare due esempi.

Il divorzio da YouTube doveva rappresentare il punto di svolta per rivedere completamente il rapporto della Rai con la rete: cosa è stato fatto in 18 mesi? Quali risultati sono stati prodotti? Ha ragione il dg Campo Dall’Orto quando sostiene di puntare a trasformare la Rai in una media company. In questa direzione, il rapporto con il web è decisivo e sarebbe opportuno che le strategie future fossero meglio esplicitate all’opinione pubblica. Ma il dg chieda, intanto, una relazione dettagliata su cosa è stato fatto nei mesi che hanno preceduto il suo arrivo: quanti soldi sono stati investiti sui portali Rai e quali introiti hanno prodotto? Sarebbe singolare se l’addio a YouTube, oltre al danno di immagine per l’assenza della Rai da una piattaforma simbolo della rete soprattutto per i giovani, avesse prodotto solo un buco economico quantificabile finora in oltre un milione di euro.

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