Direttorio in aula e figlio sullo scranno, la prima non è buona

Roma
A view of Julius Caesar Hall of Campidoglio Palace, Rome's City Hall, during Rome's anti-establishment 5-Star Movement (M5S) Mayor Virginia Raggi (C) first council meeting, Rome, 07 July 2016.           ANSA/ ANGELO CARCONI

Un esordio come quello di ieri, all’insegna dell’arroganza strapaesana, sembrava fatto apposta per scatenare malumori e mal di pancia proprio nell’ala più istituzionale della giunta. Cosa puntualmente avvenuta

So di andare controcorrente e di essere sul punto di scrivere qualcosa di politicamente scorretto, so che a molti è apparso un gesto «simpatico», ma per me quella del figlio di Virginia Raggi seduto al posto della Sindaca è davvero un’immagine terribile. Non trasmette affatto quell’idea di «normalità» per la quale è stato studiato a tavolino e messo in atto. Piuttosto, un’immagine a metà tra la festa rionale e un congresso del partito comunista coreano dove si esibisce il figlio del caro leader dinnanzi a una tribuna d’onore, appositamente allestita per la prima volta nell’aula Giulio Cesare per i parlamentari grillini e i loro portaborse che guidavano da lì la ola del pubblico (anch’esso ovviamente rigorosamente mono colore).

Non è normale anzitutto perché, lo dico da genitore, espone un bimbo inconsapevole a un’ attenzione morbosa, lo getta in pasto alla ferocia del circo mediatico. Cosa farà la Sindaca quando i fotografi e le telecamere inseguiranno il first-baby? Invocherà quella privacy che lei stessa ha violato? Poi, il gesto «simpatico» non è consentito dalla legge che vieta l’ingresso nell’aula Giulio Cesare agli estranei, e tantomeno consente loro di sedere sugli scranni riservati ai consiglieri e agli assessori. È una normale norma di sicurezza e di decoro delle istituzioni.

Lo si ritiene una norma arretrata? Si vogliono avvicinare i cittadini all’istituzione? Bene, visto che hanno una maggioranza schiacciante in Consiglio, i pentastellati possono modificare il regolamento e consentire ai bambini di sedere a turno al posto del sindaco durante le sedute del consiglio. Ma non al figlio di questo o quello, bensì a tutti i bambini che lo vogliano, a rotazione. Dite che sarebbe il caos? Giusto, ma allora perché consentirlo solo a qualcuno? Se poi voleva essere un gesto simbolico, è orripilante: ricordate tutti coloro che salirono in cattedra per bacchettare i girotondini quando fecero parlare contro Berlusconi un adolescente al Palatrussardi di Milano?

Quanto accaduto ieri a Roma è molto peggio, perché come icona si è scelto addirittura un bimbo di 5 anni. I gesti, si sa, hanno un loro potere di comunicazione che va ben al di là delle parole. Da questo punto di vista, a parte quello di cui abbiamo appena parlato, gli altri gesti che comunicano sono quelli dei parlamentari che occupano l’emiciclo e scalano gli scranni della giunta. Si tratta di un’occupazione simbolica dello spazio che ha un preciso significato nella feroce lotta che si è svolta attorno alla formazione della giunta; un’affermazione di potere da parte del direttorio che, dopo averla costretta alla marcia indietro su tre nomine già annunciate (Frongia capo di gabinetto, Marra suo vice, Lo Cicero allo Sport), avverte così Sindaca e Giunta: siamo qui, vigiliamo, controlliamo da vicino.

Una dinamica che non potrà che entrare in rotta di collisione con una giunta che, sia detto ad onor del vero (al di là di conflitti d’interessi più o meno latenti che sarebbero stati contestati a tutti, ma alla giunta degli “onesti” si perdona tutto) è composta in larga misura da persone serie e competenti. Già ieri, sui volti di alcuni di loro, si leggeva il palese imbarazzo durante la presentazione tipo talent fatta dalla Sindaca, con i neo assessori chiamati ad alzarsi durante la lettura del loro curriculum e sottoposti all’applausometro teleguidato dalla truppa dei parlamentari. Di alcuni, però, come Luca Bergamo, assessore alla cultura, la Raggi ha dimenticato di citare la lunghissima collaborazione prima con Veltroni e poi con Prodi: forse non fa fico. In altri casi, pensiamo al Superassessore a Bilancio e Partecipate, Marcello Minenna, si tratta di una persona abituata a ragionare di numeri, di business plan, a cercare soluzioni e non ad affermare ideologie. Sottoporrà tutte le sue scelte ai potentati politici che governano il Movimento o pretenderà l’autonomia di chi per legge deve rispondere solo al sindaco e al consiglio?

Un esordio come quello di ieri, all’insegna dell’arroganza strapaesana, sembrava fatto apposta per scatenare malumori e mal di pancia proprio nell’ala più istituzionale della giunta. Cosa puntualmente avvenuta.

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