Dio bonino, Roberto!

Riforme
Italian actor and director Roberto Benigni after meeting the Italian Premier Matteo Renzi at Chigi Palace. Rome, Jan. 28, 2016.
ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Com’è possibile che un geniaccio come te non sappia come votare al referendum costituzionale?

Dio bonino, Roberto! Ma com’è possibile che un geniaccio come te, ultimo vate di questi maledetti contadini toscani, tu sia in dubbio se votare “sì” o “no” al Referendum sul Senato? Se anche tu ti presenti con le idee confuse, si finisce tutti nella concimaia, no? Comunque ti capisco, anch’io in genere sono un cacadubbi come te. Però su questo referendum in particolare credo di aver raggiunto una certa chiarezza. Innanzitutto posso assicurarti che la bellezza della nostra Cosituzione è fuori discussione, e tutti, ma proprio tutti, sia quelli che voteranno “sì” che quelli che voteranno “no,” hanno l’ugual desiderio di difenderla e di conservarla!

Ciò vale soprattutto per la prima parte, quella dei valori che, quelli sì, devono rimanere intoccabili nei secoli. Proprio perché questi valori non si toccano, è difficile pensare che sia in gioco la democrazia, qualunque sia l’esito del referendum e nessuno, credimi, si è mosso su queste riforme con la volontà di diminuire, sia pure di poco, la portata altamente democratica della nostra Carta Costituzionale. Se escludiamo la prima parte, tutto il resto della Costituzione non può e non deve essere considerato un pezzo da museo da lasciare dentro una teca per l’eternità: è una cosa viva che vive proprio dello strettissimo rapporto con la crescita culturale, politica e democratica della nostra società e come tutte le cose vive, se ne conserva la bellezza solo modificandola in sintonia con questa crescita. Anzi, oserei dire, che proprio modificandola in questa chiave, si difendono e si applicano meglio i valori espressi nella prima parte. Ci sono, in definitiva, alcune parti della Carta che sono diventate di appesantimento rispetto alle esigenze di una moderna democrazia e, in particolare, le parti riguardanti il bicameralismo perfetto.

Questo bicameralismo ci è stato lasciato in eredità dal regno sabaudo e già nel 1946, durante la stesura, il Partito Comunista di allora lo giudicò un appesantimento inutile, se non addirittura negativo, per una sana dialettica parlamentare. Non solo ma, come mi ha ricordato Emanuele Macaluso, lo stesso Berlinguer nel congresso di Milano del 1983, un anno prima della sua morte, dichiarò esplicitamente la volontà del nostro Partito di eliminare la seconda camera.

 

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Dopo 33 anni finalmente Renzi, dobbiamo dargliene atto, ci è riuscito. La domanda che dobbiamo farci, quindi, è solo quella di sapere se è stata fatta una buona riforma oppure no. Secondo me sì: soprattutto l’aspetto del superamento del bicameralismo si è raggiunto e si è posto in una prospettiva positiva il ruolo delle regioni e dei territori in genere nell’istituto rinnovato. Certo, molti la trovano un po’ raffazzonata e tirata via ma occorre anche rendersi conto che ogni volta che certi provvedimenti si allungano nel tempo, alla fine si perdono nelle pastoie parlamentari.

Sì, lo so, ho letto anche Settis. Su certe cose ha ragione, si poteva fare meglio ma intanto prendiamoci questo grande passo avanti che il Parlamento è riuscito a sfornare, poi saremo sempre in tempo per qualche ritocchino, no? Si vive o non si vive tra persone civili? Invece, se votiamo “no”, niente, chiudiamo la Costituzione in un armadio e se ne riparla fra cinquant’anni quando forse un altro Premier avrà la possibilità di metterci mano. La cosa, messa così, diventa relativamente semplice e anche comprensibile se si lasciano cadere i doppi fini, cominciando da quello di vivere il referendum come un’occasione per far cadere il governo Renzi. Certo, anche Renzi ha le sue colpe per questo clima che ci infastidisce e disorienta, ma anche lui mica è perfetto, anzi, in certe cose è insopportabile, soprattutto quando si dà un po’ troppe arie e fa il ganzetto: o con me o contro di me; o così o pomì. Ma bisogna anche capirlo, viene da Rignano, mica da Vergaio o Scandicci.

Un grande abbraccio

Sergio

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