Dimissioni in bianco, addio

Donne
dimissioni

Dopo anni di battaglia finalmente abolita la pratica delle dimissioni in bianco

La conclusione del difficile e appassionante percorso della Riforma del mercato del lavoro ha portato con sé anche i frutti di una lunga battaglia. Una battaglia cominciata anni fa, che nel 2007 aveva trovato esito felice nella legge 188 del Governo Prodi e che poi, con un tratto di penna e con diversi alibi, il Governo Berlusconi aveva cassato senza esitazione.

Una abrogazione non solo ingiusta, ma dolorosa. Una ferita inferta verso tutte quelle donne che esprimevano con rabbia umiliazione subita. La rabbia di chi non può fare diversamente, di chi non ha scelta quando il pedaggio per l’assunzione è la firma su un foglio in bianco che in qualsiasi momento un datore di lavoro disonesto può tirar fuori e far valere su tutti i tavoli, davanti ai giudici. Quando il Consiglio dei Ministri ha approvato gli ultimi decreti attuativi della Riforma del Lavoro liquidando definitivamente questa pratica vergognosa ho pensato a questo lungo percorso, a tutti quei volti incrociati nel corso degli anni, a tutte quelle storie dolorose narrate con estrema dignità. Avevamo assunto un impegno preciso, fedeli alla nostra coscienza politica e alla nostra storia, di donne e di uomini che non intendono restare immobili o chiudere un occhio di fronte ad una forma di inciviltà evidentemente insostenibile. E lo avevamo assunto non dimenticando certamente che le vittime delle peggiori aberrazioni nel mondo del lavoro, tra le quali le dimissioni in bianco, non sono solo le madri e le donne, ma tutte quelle fasce di lavoratori e lavoratrici “deboli”.

Tutti coloro che, stretti dalla necessità di affrontare il quotidiano, sono costretti a sottostare a condizioni vessatorie e illegali. Dagli immigrati ai lavoratori precari, la lunga lista di coloro che non hanno avuto a disposizione gli strumenti necessari per difendere il proprio lavoro, e a volte anche la propria stessa vita. Ora, finalmente, gli strumenti ci sono. Da adesso in poi le dimissioni potranno avvenire solo in forma telematica, e con questo abbiamo messo in cantina e superato definitivamente il potere sul lavoratore di quel datore di lavoro in malafede, nel momento in cui gli imponeva la firma su un foglio bianco prima ancora di cominciare a lavorare. Abbiamo utilizzato la tecnologia a vantaggio dei diritti e della dignità delle persone, e ora quel sistema ricattatorio e padronale non può più essere usato. Nel quadro delle violazioni dei diritti e degli abusi che troppo spesso e da troppo tempo hanno macchiato il nostro mercato del lavoro quello delle dimissioni in bianco è esemplificativo, ma purtroppo non il solo. Per questo accanto al provvedimento di vera battaglia alle dimissioni in bianco il Governo ha previsto l’istituzione dell’Ispettorato nazionale del lavoro, la cui principale funzione è proprio quella di rafforzare i meccanismi di controllo e la vigilanza sul rispetto dei diritti dei lavoratori. Questo rafforzamento dell’attività ispettiva sarà fondamentale per contrastare con ancora maggiore forza ed efficacia tutte le forme di illegalità che purtroppo ben conosciamo e che non possono più avere cittadinanza nel mercato del lavoro italiano: lavoro sommerso, lavoro nero, sfruttamento, evasione fiscale e contributiva, violazione delle norme della sicurezza nei luoghi di lavoro. Abbiamo portato a termine un impegno. Ora sta a noi tutti, istituzioni, parti sociali, soggetti politici, donne e uomini di questo paese, mantenerlo, renderlo patrimonio comune, elemento essenziale della nostra cultura del lavoro, con una consapevolezza: indietro non si torna più. Ed era ora!

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