“DIE”, appunti su un disco fondamentale della musica indipendente italiana

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A cinque anni di distanza dal suo esordio “La Macarena su Roma” è uscito “DIE”, secondo disco di IOSONOUNCANE

La scena indie 

Il 30 Marzo 2015, a cinque anni di distanza dal suo esordio “La Macarena su Roma” è uscito “DIE”, secondo disco di IOSONOUNCANE. Il nome d’arte cinofilo appartiene al musicista sardo Jacopo Incani, classe 1983, che si impose all’epoca con un ibrido musicale sospeso tra cantautorato e campionatori, permeato da una visione caustica nemmeno troppo surreale dell’esistente.

“La Macarena su Roma” ottenne il plauso unanime della critica e assicurò all’artista un importante spicchio di considerazione all’interno della scena indie italiana. Quando si parla di indie s’intende, a grandi linee, quell’ambito musicale composto da musicisti e musiche riconducibili al concetto di indipendenza economica e artistica. Il musicista indie, dall’inglese independent, nella maggior parte dei casi non riesce a vivere solamente della propria musica; tra tutti coloro che sono coinvolti nella produzione e promozione dei dischi molti lo fanno per passione, altri arrotondano con mestieri limitrofi e altri ancora esercitano professioni totalmente differenti.

IOSONOUNCANE racconta che alla fine del tour de “La Macarena su Roma” ha lavorato nei campi con suo zio; forse non è un caso che il primo brano del suo album “DIE” si chiami “Tanca”: in sardo la tanca è un pezzo di terra recintato e utilizzato per il pascolo.

 

Riferimenti sonori


Ci sono degli indizi che suggeriscono come “DIE” rappresenti un momento importante per la nostra scena indie.

Alcuni critici musicali lo hanno accostato ad “Anima Latina” di Lucio Battisti, album che usci nel 1972 e fu oltremodo divisivo nel dibattito musicale del tempo. All’epoca venne rimproverato a Battisti di non aver sfornato una vera e propria hit; col passar degli anni però le atmosfere contaminate di Anima Latina sono state rivalutate e il disco è ad oggi considerato un punto di svolta per quel che riguarda lo sperimentalismo pop nostrano.

Un richiamo intuitivo alla cifra di Battisti sono le chitarre in strumming che aprono “Stormi”, il secondo brano di “DIE”: una specie di “Summer on a Solitary Beach” proiettata contemporaneamente nel futuro e nel passato.

Uno dei momenti più pop del disco, dove cori femminili retrò, bassi synth acidi, fiati, elementi futuribili e citazioni del passato si fondono in un unico orizzonte temporale.

Ma se una grande libertà nell’approccio alla forma canzone accomuna “DIE” al capolavoro di Battisti, mentre “Anima Latina” sembra galleggiare dolcemente sulla propria dilatazione, “DIE” rivela un cuore ben più urticante. L’incedere potente della voce di Incani sulle tonalità alte assume un carattere mefistofelico e l’impatto di alcuni momenti strumentali è devastante, come per esempio l’intro del succitato brano “Tanca”, che si sviluppa attraverso un andamento marziale in una sorta di etnicismo futuristico.

Per catalogare i suoni che escono fuori da “DIE”, volendo continuare il gioco dei riferimenti possiamo chiamare in causa la techno, Panda Bear, il cantautorato italiano da Dalla a Battiato passando addirittura per Bennato, echi dei Liars di “Drum’s not Dead” e anche delle sigle italiane dei cartoni animati giapponesi: il tutto organizzato sapientemente sotto forma di brani che alternano ampie parti strumentali a momenti di forma canzone.

 

DIE


tempo, politica, morte


Lavoro che va contro ogni logica commerciale a partire dalla sua (lunghissima) gestazione di cinque anni, “DIE” ha attraversato una prima fase di concepimento in Sardegna, tramite la raccolta e l’accumulo di un enorme quantità di suoni: materiale che poi è stato rielaborato e finalizzato a partire dal Gennaio 2014 nel Vacuum Studio di Bologna insieme a Bruno Germano, che ha comprodotto il disco e con il quale IOSONOUNCANE ha registrato voci e strumenti analogici. A livello di liriche, rispetto a “La Macarena su Roma”, “DIE” presenta una metrica meno ostica, più fluida. L’approccio vocale così come la struttura dei brani hanno un imprinting della psichedelica italiana anni 70, e se le canzoni del primo nascevano inizialmente come testi sui quali adattare la musica, i brani del secondo nascono prima dei loro testi, che quindi si adattano alla melodia preesistente.

“DIE” è un concept album che ruota intorno alle figure di una donna e di un uomo. E’ pieno giorno, l’uomo è in mezzo ad un mare che è stato appena scosso dalla burrasca, la donna lo aspetta sulla terra ferma con poche speranze di poterlo rivedere. E’ una scena che si articola in pochi istanti e viene osservata da tutti i punti di vista: quello della donna, quello dell’uomo e infine da un’ottica esterna ai personaggi.
 Questa trama è funzionale alla costruzione di paesaggi sonori che hanno una fortissima identità unitaria; i testi girano intorno ad una serie di parole cardine (mare, sale, riva, sole…) e alla fine il tutto si rivela una suggestiva allegoria dell’esistenza nel suo confronto brutale con la possibilità della morte. La parola “Die” è già uno slogan programmatico: in tedesco vuol dire “lei”, in inglese significa “morire”, in sardo “giorno”.

IOSONOUNCANE sostiene che il suo disco sia fortemente politico: trattando infatti delle strutture umane fondamentali rappresenta una riflessione sulla possibilità stessa dell’attività politica; in questo senso Incani afferma di volersi affrancare da un certo stereotipo di canzone italiana che tratta del contemporaneo attestandosi alla superficie dell’attualità.

Il contesto musicale 

“DIE” si inserisce in quel filone di lavori che sono più di ogni altra cosa il frutto di un approccio quasi maniacale dei propri autori, i quali ne protraggono la lavorazione ai limiti del perfezionismo estremo, con la sola finalità di ottenere un prodotto artistico che ne soddisfi le esigenze. Un esempio simile è l’album “Wow” dei Verdena, uscito nel 2011 dopo alcuni anni di silenzio della band bergamasca e figlio di una straordinaria opera di cesellatura da parte della band. “Wow” articolava questa propensione all’artigianato pop attraverso soluzioni studiatissime di produzione, non lasciando nulla di intentato, in un disco lunghissimo, addirittura doppio.

IOSONOUNCANE sviluppa invece la sua dedizione maniacale in un formato molto più sintetico, compatto, da cui traspare in modo impressionante una lucida consapevolezza del risultato da raggiungere. Non e’ un caso che Incani ed i Verdena si siano a varie riprese testimoniati stima reciproca, e nemmeno è casuale l’emergere, nuovamente, di “Anima Latina” come una delle fonti d’ispirazione per il disco della band bergamasca.

Un ulteriore indizio del peso specifico di “DIE” è il modo in cui è stato recepito dagli addetti ai lavori, soprattutto dai musicisti, per i quali è diventato subito un piccolo culto: reazione giustificata visto che questo disco rappresenta a tutti gli effetti una specie di unicum.

Se infatti da una parte l’indie italiano si divide in una ripresa più o meno aggiornata di stilemi cantautoriali, e dall’altro lato si apre a produzioni che strizzano l’occhio a sonorità internazionali o sperimentali, “DIE” riesce ad armonizzare entrambi questi approcci, proiettando la canzone d’autore in territori contemporanei, perfino sperimentali, e allo stesso tempo modellando lo sperimentalismo sull’impronta di canzoni ispirate, potenti ed altamente evocative.

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