Di Roma non mi occupo più

Roma
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Nelle scelte di oggi è d’obbligo un mio totale silenzio. Ci sono altri protagonisti, che hanno il potere reale di scegliere e intervenire. È un loro dovere

Vengo chiamato in causa sulle vicende di Roma, da l’Unità. Si afferma che qualcuno (in particolare Gentiloni) starebbe lavorando per convincermi a non candidare Morassut contro Giachetti alle primarie per il Sindaco. L’Unità è il giornale del mio cuore, da sempre. E apprezzo moltissimo il direttore attuale, con cui ho collaborato felicemente. Ma su questo retroscena debbo mettere subito un punto. Di Roma non mi occupo da tantissimo tempo e non me ne voglio occupare in futuro. Ho già dato.

Mi sono assunto anche responsabilità non mie. Ho pagato un prezzo altissimo per il mio sostegno a Marino, la cui esperienza purtroppo si è conclusa con una tragedia politica. La ricostruzione di questa vicenda, insieme a molto altro, è contenuta in un mio libro che uscirà tra qualche settimana. In forma pacata e ragionata.

Nelle scelte di oggi è d’obbligo un mio totale silenzio. Ci sono altri protagonisti, che hanno il potere reale di scegliere e intervenire. È un loro dovere. A Roma deve concludersi la fase che dietro di me ci si nasconde per crearsi alibi e manovrare sempre di sponda. Nel merito, nessuno mi ha chiesto opinioni, né tantomeno fatto pressioni. Per altro per eliminare un candidato che allo stato attuale non c’è, in favore di un altro candidato, ugualmente assente? È lontanissimo, comunque, dalla mia volontà (cioè, non ne ho proprio voglia!) dare opinioni sulle persone e contribuire alla confusione. Che cosa deve dire o fare di più per convincere tutti che oggi mi interessano e competono altre cose?

In primo luogo il mio lavoro in Europa. Da mesi torno a Roma ogni due settimane per soli due giorni. Non faccio incontri, se non per le iniziative che promuovo sui temi internazionali. Non sono più nemmeno coordinatore di Campo Democratico, che è un’area di pensiero. Per tornare ancora meno nella Capitale, ho deciso di chiudere casa e andare in albergo. Non parlo con Zingaretti da almeno quattro mesi. Del partito romano ho detto quello che penso, sei anni fa nel mio libro Oltre i Partiti, in modo solitario e inascoltato; ben prima di Barca e Madia. Continuo ad amare quello che è rimasto del popolo romano, che mi ha permesso di fare una vita da privilegiato, mandandomi nelle istituzioni. Ho cercato di ricambiare con un impegno di più di quarant’anni. Morassut è un dirigente vero e non va a comando.

La storia di Giachetti testimonia una fiducia nelle forme più libere di democrazia e partecipazione. Se il segretario Renzi mi chiederà un consiglio o un’opinione, glieli darò. Ma solo a lui. Per il resto, su Roma sosterrò le indicazioni, se emergeranno, del segretario nazionale; al quale ho dato, fin dall’inizio, fiducia e, nei miei limiti, un contributo di idee

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